C’è vita su Venere?

Mega ciao!

Come state? Io sono ancora supergasatissima per la notizia spettacolare annunciata ieri dalla Royal Astronomical Society. Ringrazio tutti quelli che mi hanno seguita mentre pubblicavo simultaneamente le parti più succulente dell’evento. Direi però che è necessario andare ad analizzare con calma e in un unico post tutto quello che è stato detto. Siete pronti? Bene! Partiamo!

La scoperta eccezionale riguarda Venere, il secondo pianeta in ordine di distanza dal Sole. Prima procedere nell’analisi vediamo le sue caratteristiche principali. Venere è un pianeta roccioso, con dimensioni simili a quelle della Terra. La maggiore vicinanza al Sole però rende l’ambiente totalmente diverso da quello terrestre e assolutamente inospitale. Infatti su Venere non piove. Perchè le piogge sono importanti? Semplice: sulla Terra hanno permesso al suolo di assorbire la maggior parte dei gas serra emessi dai vulcani. Su Venere invece il gas ha continuato ad accumularsi in atmosfera, sfociando in un effetto serra enorme: 475°C in aumento. L’accumularsi di tutto questo gas provoca anche un’elevata pressione atmosferica: 95 atmosfere (cioè un’atmosfera 95 volte più pesante della nostra). Infine, in atmosfera troviamo una grande quantità di acido solforico, che condensa in goccioline e cade al suolo. Insomma piogge acide come se non ci fosse un domani (ad Alien piace questo elemento). Ottimo! Avete capito che Venere è un’ottima destinazione per le vacanze estive solo se volete morire malissimo (muhahahahahahahahah).

Quale notizia da Venere potrebbe mai essere giunta per far saltare sulla sedia tutti noi poveri astronomi nerd? Hanno trovato la fosfina nelle nuvole del pianeta! E che roba è? Perchè è importante? La fosfina, o PH_3, è una molecola molto particolare che può essere generata in diversi modi: da processi geologici, come eruzioni vulcaniche, o da reazioni chimiche in ambienti ricchi di idrogeno, oppure da processi biologici. In particolare, possiamo trovare la fosfina nelle atmosfere di Giove e Saturno, composte principalmente da idrogeno ed elio. In questi pianeti la fosfina viene prodotta negli strati profondi dell’atmosfera, ad alte temperature e pressioni, e viene trasportata negli strati esterni dai moti convettivi. Le superfici solide dei pianeti rocciosi costituiscono una barriera che delimita gli strati interni. In questi casi la fosfina verrebbe distrutta rapidamente tramite processi di ossidazione nella loro crosta o nell’atmosfera.

La fosfina però viene prodotta anche da processi biologici. In particolare, nell’atmosfera terrestre la fosfina è presente con un’abbondanza di qualche parte per trilione ed è un segno inequivocabile della presenza di attività umana o di microrganismi. Infatti le forme di vita producono questo gas altamente riducente anche in un ambiente ossidante. Quindi la fosfina è considerata un biomarcatore, cioè una molecola che identifica la presenza di attività biologica.

La fosfina è stata identificata per la prima volta nell’atmosfera di Venere nel 2017 con il James Clerk Maxwell Telescope, ad una lunghezza d’onda di 1.123 mm. La stessa riga spettrale è stata osservata grazie all’Atacama Large Millimetre/submillimetre Array (ALMA) nel 2019. Questo è molto importante perchè, se fate delle osservazioni o degli esperimenti, una delle cose più importanti quando si parla di scienza è che le osservazioni devono essere confermate e gli esperimenti devono essere ripetibili da chiunque. Quindi la conferma di ALMA ci dice che l’osservazione del 2017 non era dovuta ad errori strumentali o ad un’analisi svolta male (che top!). I dati dei due telescopi concordano sulla velocità e larghezza della riga e sono consistenti per quanto riguarda la profondità della riga. E’ stato escluso che la riga fosse dovuta alla contaminazione da parte di altri gas. L’unico gas che potrebbe contaminare il risultato è il biossido di zolfo, ma l’analisi indica che mimerebbe solamente la forma della fosfina ed è stato escluso. Non esistono altre specie chimiche in grado di produrre le caratteristiche osservate, quindi l’osservazione della fosfina è confermata per i seguenti quattro motivi:

1- l’assorbimento è stato osservato con profondità della riga comparabili da due telescopi indipendenti;

2- le misure della riga risultano consistenti usando metodi di elaborazione diversi;

3- la sovrapposizione degli spettri ottenuti dai due telescopi non mostra caratteristiche negative;

4- non ci sono altri candidati possibili per spiegare questa riga.

La velocità della riga della fosfina risulta di qualche chilometro al secondo, tipica dell’assorbimento nell’alta atmosfera di Venere. Grazie a delle tecniche si può convertire il profilo della riga nella distribuzione verticale di questa molecola, ma ci sono delle incertezze dovute al fatto che non si conosce bene la diluizione e la pressione di allargamento della riga. Si stima comunque che il continuo da cui si vede l’assorbimento è originato ad un’altitudine di 53-61 km, nello strato di nubi medio/alto. Quindi la fosfina dovrebbe trovarsi almeno a quell’altitudine, in cui la temperatura e la pressione sono rispettivamente di 30°C e di 0.5 bar. Tuttavia la fosfina potrebbe formarsi ad altitudini minori, in ambiente quindi più caldo, e diffondere poi verso l’alto. La fosfina è stata identificata a latitudini medie, mentre ai poli è assente.

L’abbondanza della fosfina in atmosfera di Venere è stata calcolata confrontando i dati del JCMT con i modelli ed è risultata di compresa tra circa 20 e 30 parti per miliardo. Questi valori sono molto alti per un’atmosfera ossidante come quella di Venere.

Per cercare di spiegare la presenza di fosfina sono stati analizzati diversi scenari:

– eventi energetici come i fulmini. Possono verificarsi in atmosfera di Venere ma produrrebbero una quantità di fosfina molto inferiore a quella osservata;

– attività vulcanica. Dovrebbe essere almeno 200 volte superiore rispetto a quella sulla Terra per rilasciare in atmosfera abbastanza fosfina. Gli studi topografici hanno però evidenziato che i vulcani attivi su Venere sono troppo pochi;

– meteoriti. Possono portare fosforo su un pianeta, ma in questo caso non sono sufficienti a spiegare la fosfina;

– processi esotici. Ad esempio processi di frizione o protoni del vento solare possono generare la fosfina, però la quantità è troppo bassa.

In conclusione, la fosfina in atmosfera di Venere non può essere prodotta da processi geologici o chimici conosciuti. Potrebbe originarsi da processi sconosciuti o dalla presenza di forme di vita. Servono ovviamente ulteriori analisi in quanto la composizione e stratificazione dell’atmosfera del pianeta non è ancora conosciuta. Comunque è stato proposto che le celle di circolazione di Hadley, situate a latitudini medie, potrebbero offrire un ambiente stabile per la vita. Il tempo di circolazione è di 70-90 giorni, perfetto per la riproduzione di microrganismi (se questi sono simili a quelli terrestri). La fosfina non è stata rilevata a latitudini superiori ai 60°, consistente con il limite superiore proposto per le celle di Hadley in cui il gas circola ad altitudini minori.

Questa scoperta pazzesca non è ancora una prova certa della presenza di vita, che sarebbe decisamente difficile da spiegare in un ambiente iper acido come le nuvole di Venere, però fa ben sperare. Solo con future analisi e, possibilmente, con sonde che andranno ad esplorare il pianeta riusciremo a scoprire se la presenza di fosfina è dovuta veramente a delle colonie di microrganismi che popolano le nuvole di Venere.

A presto!

Sara

Plutone e la definizione di pianeta

Mega ciao!

Quando andavo alle elementari e la mitica maestra Paola ci ha spiegato il Sistema Solare mi sono innamorata dell’astronomia! Durante le interrogazioni una delle domande più gettonate era: “Quali sono i pianeti del Sistema Solare in ordine di distanza dal Sole?” Allora partivamo a recitare: “Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno e Plutone”. Nel 2006 però una cosa è cambiata. Ahimè, Plutone è stato declassato a pianeta nano. Nei primi anni 2000 gli astronomi avevano cominciato a scoprire diversi corpi con dimensioni simili al piccolo Plutone, quindi ogni tanto comparivano titoloni sui giornali che recitavano “E’ stato scoperto una altro pianeta nel Sistema Solare!”.

A quel punto la festa dei pianeti stava diventando troppo affollata, quindi gli astronomi hanno deciso di riunirsi e di decidere una volta per tutte la definizione di pianeta.

Cos’è un pianeta?

E’ un corpo che ha abbastanza massa da aver assunto una forma sferica, che deve orbitare attorno al Sole (o ad altre stelle se considerate i pianeti extrasolari) secondo un’orbita ellittica (a Keplero piace questo elemento) e che deve aver ripulito le vicinanze della sua orbita da eventuali detriti (come piccoli asteroidi).

Tutti i pianeti del nostro sistema rientravano in questa definizione tranne il povero Plutone, che è stato declassato a pianeta nano. Nonostante ciò, il piccolo Pluto rimane un oggetto molto interessante. E’ stato scoperto grazie ad un astronomo eccezionale: Percival Lowell. Pensate che lui non ha mai osservato Plutone, ma è riuscito a calcolarne l’orbita in base alle perturbazioni dell’orbita di Nettuno. Nel 1930 l’astronomo Clyde Tombaugh l’ha scoperto nel punto predetto da Lowell. Il pianeta nano però è talmente lontano che, anche utilizzando il telescopio spaziale Hubble, le sue immagini risultano come una serie di pixel sfuocatissimi (qui sotto potete vedere Plutone insieme a Caronte, la sua luna più grande). Per questo motivo alla NASA hanno deciso di spedire una sonda alla volta di Plutone. La New Horizons è partita nel 2006 e ha raggiunto il pianeta nano nel 2015, regalandoci delle immagini spettacolari e raccogliendo dei dati importantissimi che ci hanno permesso di capire meglio le caratteristiche di Plutone.

Cos’ha scoperto?

Lo vedremo nella prossima puntata.

A presto!

Sara

Plutone e Caronte (Image credits: NASA)

SOLUZIONE ASTROQUIZ 17: lo scontro tra due buchi neri

Mega ciao!

Dalle vostre risposte mi sono resa conto di avervi fatto un quiz troppo facile, comunque vediamo subito la

SOLUZIONE ASTROQUIZ 17

Vi avevo chiesto cosa succede quando due buchi neri si scontrano. La risposta corretta è: si fondono tra di loro in un buco nero più massiccio. Questo fenomeno è stato osservato per la prima volta grazie a LIGO, il rivelatore di onde gravitazionali, nel 2015. Questa scoperta è stata veramente eccezionale! Pensate che le onde gravitazionali erano state teorizzate da zio Albert Einstein nel lontano 1915, ma ci sono voluti 100 anni per avere la tecnologia abbastanza avanzata da riuscire a rivelarle. Per questo dobbiamo ringraziare il Prof. Kip Thorne #sempresialodato, che con il suo team in 30 anni di lavoro è riuscito a nell’impresa. Ma perchè due buchi neri si fondono e cosa resta dopo la fusione? I buchi neri si possono trovare legati gravitazionalmente l’uno all’altro in sistemi binari. Nel sistema i due oggetti orbitano attorno al centro di massa, ma possono perdere momento angolare quindi le orbite si stringono e i due oggetti spiraleggiano l’uno verso l’altro. Ad un certo punto si scontrano e si fondono in un buco nero più grande, emettendo onde gravitazionali, cioè delle perturbazioni della metrica dello spazio-tempo che si propagano nell’universo sotto forma di onde. La cosa interessante è che la somma delle masse dei due buchi neri di partenza è superiore rispetto a quella del buco nero risultante. Questo perchè parte della massa viene rilasciata nello spazio sotto forma di energia, in particolare come onde gravitazionali. Come mai? Ce lo dice di nuovo zio Albert Einstein. Massa ed energia sono la stessa cosa! Questo concetto è espresso dalla famosissima formula:E = m*c^2dove E è l’energia, m è la massa dell’oggetto e c è la velocità della luce.Pensate che la prima fusione di buchi neri osservata con LIGO ha coinvolto due oggetti di 29 e 36 masse solari. Il buco nero risultante era di 62 masse solari, quindi 3 masse solari sono state espulse come onde gravitazionali. Questa è una quantità di energia enorme! Ma se l’energia è così grande perchè ci sono voluti 100 anni per riuscire a scoprirle fisicamente? Semplicemente perchè l’ampiezza delle onde è di una parte su 10^(-21), cioè 0.000000000000000000001.

La settimana scorsa è uscita una notizia pazzesca! E’ stata rivelata un’onda gravitazionale proveniente dalla fusione di due buchi neri di rispettivamente di 85 e 66 masse solari. Il buco nero risultante è di circa 142 masse solari! Questa è la prima osservazione confermata di un buco nero di massa intermedia. Questi oggetti hanno masse comprese tra le 100 e le 100000 masse solari e rappresentano il tassello mancante per capire la formazione dei buchi neri supermassicci. Infatti, sappiamo che i buchi neri supermassicci che si trovano al centro delle galassie hanno masse superiori a 1 milione di masse solari. Però non esiste nessuna stella che possa raggiungere una massa del genere. Quindi si è ipotizzato che i buchi neri supermassicci possano formarsi dalla fusione di buchi neri di massa intermedia. Il problema è che, fino alla settimana scorsa, le prove dell’esistenza di questi oggetti erano ben poche. Infatti con i telescopi che analizzano dati a diverse lunghezze d’onda dello spettro elettromagnetico possiamo ottenere solo dei limiti sulla massa degli oggetti che osserviamo, non la certezza assoluta. La cosa fenomenale delle onde gravitazionali è che permettono di calcolare con precisione grandiosa le masse degli oggetti di partenza e di quello risultante.

Quindi finalmente abbiamo la prova assoluta: i buchi neri di massa intermedia esistono!

Boom!

Quanto mi gasano queste notizie!

A presto!

Sara

Simulazione numerica della fusione di due buchi neri consistente con il segnale GW190521, che ha confermato l’esistenza dei buchi neri di massa intermedia (Image Credits: N. Fischer, H. Pfeiffer, A. Buonanno, Max Planck Institute for Gravitational Physics)

SOLUZIONE ASTROQUIZ 16: le stelle cadenti

Mega ciao!

SOLUZIONE ASTROQUIZ 16

Questo giro siete stati proprio bravi! Vi avevo chiesto cosa sono le stelle cadenti. La risposta corretta è: polvere cometaria. Infatti le stelle non cadono! Vediamo quindi come si formano le stelle cadenti. Le comete di solito si trovano nella fascia di Kuiper, tra le 35 e le 1000 unità astronomiche di distanza dal Sole, oppure nella Nube di Oort, che arriva fino a circa 2 anni luce di distanza e confina probabilmente con la Nube di Oort di un altro sistema planetario. Le comete sono corpi rocciosi che arrivano ad avere una dimensione di qualche decina di chilometri, ricoperte da ghiaccio secco e ghiaccio d’acqua. Orbitano attorno al Sole seguendo orbite ellittiche e, a volte, possono passare attraverso il Sistema Solare interno. Man mano che si avvicinano al Sole sentono più calore, quindi il ghiaccio si scioglie e libera nello spazio le polveri che vi erano intrappolate, che vanno a formare la coda delle comete. Se passano abbastanza vicino all’orbita terrestre ad un certo punto la polvere può entrare in atmosfera e ionizzare le particelle presenti che producono la scia luminosa delle stelle cadenti. E’ sempre uno spettacolo bellissimo quindi non perdetevi il prossimo sciame di stelle cadenti! La notte di San Lorenzo si avvicina!

Buona caccia!

A presto!

Sara

Image credits: NASA

Combattiamo le fake news: Astrologia e Covid

Mega ciao!

Anche oggi mi ritrovo a combattere contro le fake news! Attenzione: quanto segue potrebbe turbare la vostra sensibilità, quindi se non avete uno stomaco forte lasciate perdere (ahahahahah). Nell’immagine qui sotto potete vedere il titolone di un articolo uscito due giorni fa in cui si associano Covid e astrologia #potreivomitare. Hanno chiesto ad un’astrologa se è possibile prevedere le pandemie usando le stelle (solo per pensare una cosa simile bisogna essere dementi). Nell’articolo scrivono, citando l’astrologa, che “L’astrologia è una scienza seria”. Qui il mio diploma di laurea ha preso fuoco! Punto numero uno: l’astrologia non è una scienza! E’ solo un mucchio di baggianate sparate una dopo l’altra, con l’unico scopo di fare soldi a discapito di qualche povero allocco credulone #gilderoyallocksarebbefierodivoi#ioinveceno. Punto numero due: dice che si è “spaventata, dopo aver visto la presenza di ben quattro pianeti congiunti come Marte, Giove, Saturno e Plutone nel Capricorno”. L’unica cosa che mi spaventa è questa frase senza senso. Vediamo perchè! Partiamo dal fatto che Plutone, ahimè, non è più un pianeta dal lontano 2006. Il nostro Pluto è piccolo (il suo diametro è inferiore a quello della Luna) e molto distante dalla Terra (tra poco meno di 30 e poco meno di 49 unità astronomiche di distanza dal Sole), quindi ha influenzato la vostra vita solo in un momento ben preciso: quando la New Horizons è arrivata sul pianeta e ha cominciato ad inviare sulla Terra le prime foto spettacolari! Se non vi siete emozionati guardando per la prima volta le montagne di Plutone avete sbagliato gruppo! Marte è un po’ più vicino, ma ha una dimensione che è circa la metà di quella della Terra. Può influenzare le vostre vite? Certo, ma solo quando una nuova sonda arriva sul pianeta e sforna foto e dati spettacolari #perseverancepartetraduegiorni. Giove e Saturno? Sono indubbiamente bellissimi, ma anche loro influenzano le vostre vite solo quando li guardate al telescopio o quando arrivano nuove scoperte delle sonde Juno e Cassini. Cos’altro non andava nella frase pubblicata nell’articolo? Ah già! I pianeti si trovavano nel Capricorno. E quindi? Bah! Il Capricorno è una costellazione composta da un po’ di stelle situate a diverse distanze dalla Terra. La stella principale di questa costellazione è Algedi, situata a circa 690 anni luce di distanza da noi. La sua luminosità è di circa 930 luminosità solari, quindi il suo flusso è di 6.65×10^(-10) W/m^(2). Questo equivale al flusso che ricevereste da una lampadina da 100 W posta ad una distanza di 11.9 milioni di chilometri. Può influenzare la vostra vita? Anche no! Tutti questi elementi combinati insieme possono far prevedere lo scatenarsi di una pandemia? Ovviamente no! Le stelle se ne stanno in cielo nelle loro orbite attorno al centro galattico e si fanno i cavoli loro. Non pensano certamente a come influenzare le vite di quei poveracci che abitano la Terra. Volete sapere a cosa pensano le stelle? Ve lo dico! Pensano che per non collassare devono mantenere l’equilibrio idrostatico, che devono mantenere l’equilibrio termico perchè non possono perdere più energia di quella che producono e che devono usare le reazioni nucleari per produrre energia! Se non vi ho ancora convinti, ricordatevi che gli astrologi pensano ancora che le costellazioni zodiacali siano 12 (povero Ofiuco! Non se lo fila nessuno!) e non conoscono la precessione degli equinozi!

A presto!

Sara

Eclissi lunare fantasma

Mega ciao!

Vi ricordo che stasera non ci sarà nessuna eclissi totale di Luna. Anzi, vi dirò di più, non ci sarà nemmeno un’eclissi parziale. Giornali e telegiornali che hanno pubblicizzato l’eclissi di Luna più lunga del secolo hanno clamorosamente sbagliato di un paio d’anni! Infatti l’evento si è verificato il 27 luglio 2018. Ve lo ricordate? Noi si! In quell’occasione abbiamo organizzato un’osservazione pubblica pazzesca a cui hanno partecipato circa 800 persone! Se ci pensate è quasi meglio così….quest’anno non sarebbe stato possibile organizzare un’osservazione di quella portata, ma di sicuro mi sarei ritrovata, come tutti voi, ad osservare l’evento direttamente dalla finestra, mantenendo un distanziamento ragionevole da tutti #cheschifolavitasociale (dai scherzo…la vita sociale con poche persone selezionate accuratamente è troppo bella!).

Adesso però vi starete chiedendo due cose:

1- perchè i giornali hanno sbagliato data?

2- perchè non ci sarà nessuna eclissi di Luna?

La risposta alla prima domanda è semplicissima: i giornalisti non conoscono Wikipedia, che nella sezione eclissi di Luna ha tutte le date dei prossimi eventi fino al 2030, oppure sono troppo pigri per verificare le informazioni prima di pubblicarle.

La risposta alla seconda domanda è altrettanto semplice: ci sono due condizioni che devono verificarsi perchè possa avvenire questo fantastico evento, cioè che la Luna deve essere piena e che deve trovarsi in uno dei punti di intersezione tra l’orbita lunare e quella terrestre (uno dei nodi). E quindi qual è il problema? Oggi la Luna è al primo quarto!!!!! Per poter osservare dall’Italia la prossima eclissi totale di Luna bisognerà aspettare il 16 maggio 2022! Speriamo che nel frattempo arrivi il vaccino per il covid e che le norme cambino, così vi organizzeremo un’osservazione pubblica spettacolare!!!!

A presto!

Sara

Image credits: NASA

AstroAperitivo: la formazione degli elementi

Mega ciao!

Vi ricordo che stasera alle 20:00 ci sarà un altro Astro Aperitivo in diretta sulla pagina Facebook del Gruppo Astrofili di Schio. Questo giro vi parlerò della formazione degli elementi chimici. Vedremo insieme quali sono gli elementi che ci sono formati dal Big Bang e quali per reazioni successive.

Vi aspetto numerosi!

A dopo!

Sara

SOLUZIONE ASTROQUIZ 15: La definizione di vita

Mega ciao!

SOLUZIONE ASTROQUIZ 15

Vi avevo chiesto che caratteristiche deve avere un corpo per essere considerato vivo. Tra le opzioni vi avevo messo essere intelligente oppure avere un metabolismo e respirare. La risposta corretta è che non c’è ancora una risposta. Infatti il dibattito sul concetto di vita è ancora apertissimo! La definizione dovrebbe avere delle caratteristiche specifiche come:

– comprendere tutte le cose che sono vive;

– escludere tutte le cose che non lo sono;

– dovrebbe essere stabile, cioè non dovrebbe cambiare se scopriamo organismi strani;

– rispondere a domande difficili, come dove sia meglio cercare la vita e se i virus siano vivi o no;

– comprendere le teorie biologiche;

– tener conto della nostra attrazione per la vita.

La definizione di vita è importante dal punto di vista astrobiologico. Infatti uno degli obiettivi dell’astrobiologia è individuare forme di vita extraterrestre, per esempio su Marte o su alcuni satelliti del Sistema Solare. Alcune missioni sono focalizzate sulla ricerca di tracce di vita presente o passata su Marte (Perseverance partirà molto presto!), nei laghi di metano di Titano e negli oceani di Europa ed Encelado. La domanda è: cosa dobbiamo cercare? Come possiamo definire la vita in modo universale, così da essere in grado di riconoscerla su altri pianeti? So che può sembrare un problema banale, ma non lo è affatto! Per farvi capire l’entità di questo grande dilemma vi faccio un esempio che trovo particolarmente interessante. Supponiamo di inviare una sonda o degli astronauti su un pianeta che orbita attorno ad una stella diversa dal Sole. Supponiamo inoltre che su questo pianeta ci siano delle forme di vita statiche, cioè che non si muovono, e che comunicano solo telepaticamente. In questo caso per gli astronauti risulterebbe molto difficile accorgersi della loro presenza. Quindi come potrebbero fare a capire che sono delle forme di vita? Come possiamo farle rientrare nella definizione di vita stessa?

A presto!

Sara

Space News

Mega ciao!

Stasera alle 20:00 in diretta sulla pagina Facebook del Gruppo Astrofili di Schio tornano le Space News, il nostro telegiornale spaziale in cui parleremo delle notizie astronomiche più succulente delle ultime settimane.

Vi aspetto numerosi!

A dopo!

Sara

Eclissi fasulle

Mega ciao!

Vi siete divertiti alla diretta di ieri sera?Per chi non c’era questo post è assolutamente necessario!Negli ultimi giorni in diversi giornali e su Sky Tg24 è uscita la notizia che il 27 luglio ci sarà l’eclissi di Luna più lunga del secolo, detta anche (secondo loro) Luna di sangue. Mi dispiace distruggere i vostri sogni di ammirare al telescopio un evento così sensazionale, ma devo dirvi che non è vero! Ci sono due condizioni necessarie perchè si verifichi un’eclissi:

– la Luna deve trovarsi in uno dei nodi, cioè in uno dei punti di intersezione tra la sua orbita e quella della Terra;

– la Luna deve essere piena.

Il 27 luglio la Luna sarà al primo quarto, quindi non c’è assolutamente nessuna possibilità che vada in eclissi!I giornali hanno sbagliato di un paio d’anni. Se vi ricordate il 27 luglio 2018 c’è stata un’eclissi di Luna pazzesca che abbiamo osservato insieme a Schio. All’osservazione pubblica organizzata dal nostro gruppo hanno partecipato circa 800 persone. E’ stato bellissimo! Il 27 luglio di quest’anno non vedrete nessuna eclissi, ma per consolarvi ci sono tante altre belle cose visibili in cielo: nebulose, galassie, ammassi stellari, Albireo e un po’ di pianeti.

La prossima eclissi di Luna visibile dall’Italia sarà il 16 maggio 2022. Avete quindi tutto il tempo per tirare a lucido i telescopi!

A presto!

Sara