Diretta di oggi: notizie lunari

Mega ciao!

Siete tutti pronti per l’annuncio che farà la NASA alle ore 17:00? Pare che la scoperta sia molto importante in vista delle missioni Artemis, che ci riporteranno presto sulla Luna. Nel 2024 infatti è previsto il primo allunaggio ed entro il 2028 avremo una colonia lunare permanente.

Tornando alla notizia di oggi, la scoperta è stata fatta con SOFIA, l’osservatorio stratosferico per l’astronomia infrarossa. SOFIA è un Boeing 747SP, che trasporta un telescopio riflettore con uno specchio primario di 2.7 metri di diametro. L’aereo vola ad una quota compresa tra 11582.4 e 13716 metri, in modo da eliminare la maggior parte dell’assorbimento atmosferico nell’infrarosso. La missione permette di osservare anche da regioni in cui non è possibile piazzare un telescopio (oceani, mari, laghi…) e di seguire al meglio gli eventi transienti, cioè emissioni di durata limitata nel tempo, ma che necessitano comunque di essere seguite perchè i dati raccolti sono fondamentali. SOFIA, nel corso di voli di 10 ore, permette di osservare gli oggetti del Sistema Solare e del profondo cielo alle lunghezze d’onda del vicino, medio e lontano infrarosso. In questo modo permette di studiare la nascita e la morte delle stelle, la formazione di nuovi sistemi planetari, le molecole complesse presenti nello spazio, pianeti, comete e asteroidi del nostro sistema, nebulose e galassie, campi magnetici e i buchi neri al centro delle galassie.

Se sapete l’inglese, alle 17:00 potete seguire la diretta della NASA al link qui sotto: https://www.nasa.gov/nasalive

Se non sapete l’inglese non preoccupatevi. Alle 16:50 pubblicherò un altro post sulla pagina Facebook del Gruppo Astrofili di Schio dedicato a questo evento (non commentatelo). Dalle 17:00 scriverò nei commenti simultaneamente alla diretta tutte le cose più succulente che diranno. In realtà con un ritardo di qualche secondo…giusto il tempo che i miei neuroni formulino una traduzione decente e che le mie dita digitino il commento (non essendo stata colpita de un fulmine mentre passava l’onda d’urto provocata dall’esplosione di un acceleratore di particelle non mi sono ancora trasformata in Flash).

Non perdetevi questo evento pazzesco! Vi aspetto numerosissimi!

A dopo!

Sara

Diretta NASA del 26 ottobre

Mega ciao!

Domani la NASA farà una diretta per annunciare una grande scoperta riguardante la nostra Luna. Pare che sia una cosa importantissima in vista delle missioni Artemis, che nel 2024 porteranno la prima donna sulla Luna ed entro il 2028 ci regaleranno una base lunare permanente.

Domani pubblicherò un post in cui seguiremo insieme la diretta. Tradurrò simultaneamente le cose che diranno e le pubblicherò come commenti al post. Quindi se non sapete l’inglese collegatevi alla pagina Facebook del Gruppo Astrofili di Schio e potrete avere tutte le notizie succulente qualche secondo dopo l’annuncio (giusto il tempo di scivere e inviare il commento…purtroppo non sono veloce come Flash ma farò del mio meglio per scrivere il più rapidamente possibile).

Siete carichi ed esaltati quanto me?

Buona domenica e ci vediamo sulla pagina Facebook del Gruppo Astrofili di Schio domani alle ore 17:00 per seguire insieme la diretta!

A presto!

Sara

OSIRIS-REx: missione riuscita!

Mega ciao!

OSIRIS-REx ce l’ha fatta! Ieri sera ha toccato con il suo braccio robotico la superficie dell’asteroide Bennu e ha raccolto dei campioni di polvere. La sonda ritornerà sulla Terra (arrivo previsto nel 2023) e gli scienziati potranno così analizzare di persona il materiale raccolto. L’analisi ci fornirà informazioni importantissime riguardanti l’origine del Sistema Solare. Infatti asteroidi e comete sono i residui del disco protoplanetario da cui si sono formati i pianeti. Preparare la missione OSIRIS-REx non è stato semplice. La sonda è dotata di un braccio robotico che funziona come un aspirapolvere spaziale. L’estremità del braccio doveva toccare brevemente la superficie dell’asteroide per raccogliere i campioni. Quando la sonda è arrivata sull’asteroide però gli astronomi hanno capito che non sarebbe stata un’impresa facile. Infatti Bennu è completamente cosparso di rocce e detriti. Nel caso di una collisione con un masso il braccio robotico avrebbe rischiato di rompersi. Inoltre la raccolta di campioni avrebbe potuto sollevare piccoli sassi che potevano danneggiare irreparabilmente la sonda. Quindi sapete cos’hanno fatto? Hanno contato i sassi! Cosa vuol dire? Hanno semplicemente mappato la superficie di Bennu e l’hanno divisa in diverse regioni a cui hanno dato nomi di uccelli. Infine per ogni regione hanno contato quanti sassi/massi erano presenti, in modo da riuscire a trovare una regione abbastanza libera da detriti e che fosse quindi adatta per la raccolta di campioni. Dopo il successo di ieri sera, il prossimo passo sarà verificare di avere abbastanza materiale. In caso contrario a gennaio tenteranno di raccogliere altro materiale. Se tutto andrà bene tra poco più di due anni i campioni arriveranno sulla Terra e scommetto che le scoperte che porteranno saranno molto entusiasmanti!

A presto!

Sara

Rappresentazione artistica di OSIRIS-REx su Bennu (Image credits: NASA)

Un viaggio spaziale Vol. 4

Mega ciao!

Pronti per tornare a bordo della Firestorm?

Abbiamo lasciato i nostri eroi mentre stavano attraversando la fascia di asteroidi. Dagli oblò della navicella spaziale hanno potuto vedere da vicino Vesta, l’asteroide più brillante in cui si trova un cratere talmente profondo che ha scoperto gli strati del mantello. Mentre la navicella si allontana e l’equipaggio vede l’asteroide farsi sempre più piccolo, la sirena d’allarme comincia a suonare. Molti entrano nel panico: un allarme nello spazio non è mai una buona cosa. Se si rompe un pezzo dell’astronave non esiste l’officina spaziale in cui andare a comprare pezzi di ricambio! La comandante però sa il fatto suo e mantiene il sangue freddo. Si precipita nella cabina di comando e controlla quale allarme sia scattato. Il segnale arriva dal radar: ci sono dei piccoli oggetti in rotta di collisione con la Firestorm! Simone, addetto al controllo radar e al disegno di pezzi di ricambio dell’astronave, comunica alla comandante che quei piccoli sassi spaziali sono comparsi all’improvviso. Un piccolo asteroide si è schiantato contro Vesta, mentre la Firestorm si stava allontanando, scagliando una miriade di detriti nello spazio. L’impatto tra l’astronave e il corpo più vicino è previsto entro 5 minuti. La comandante ordina quindi a Gae, il pilota della missione, di cambiare rotta e portarsi ad una distanza di sicurezza dai detriti. Scampato il pericolo, i nostri eroi si rimettono in rotta verso Giove.

I mesi trascorrono tra un allarme e l’altro: non è sempre semplice calcolare le orbite degli asteroidi, perchè possono entrare in collisione tra loro modificando la loro traiettoria e lanciando detriti nello spazio. L’equipaggio ha i nervi a fior di pelle e per la comandante non è semplice mantenere l’ordine.

Come se non bastasse c’è stato un malfunzionamento dell’impianto di depurazione dell’acqua. Per i viaggi spaziali non è possibile trasportare una quantità infinita di cibo e acqua, quindi l’acqua viene riciclata. Questo significa che gli astronauti bevono la loro dose giornaliera di acqua, fanno pipì e questa viene filtrata e depurata in modo che possa essere bevuta di nuovo. Uno dei depuratori della Firestorm si è rotto, ma se ne sono accorti solamente quando due assetati astronauti si sono ritrovati pipì invece di acqua nel bicchiere. Fortunatamente nella stiva c’era il pezzo di ricambio giusto. Ovviamente nei viaggi spaziali non è possibile portarsi dietro infiniti pezzi di ricambio, anche perchè in un’astronave grande come la Firestorm ci sono un sacco di sistemi che necessitano di manutenzione. Come faranno gli astronauti quando il depuratore si romperà ancora? Simone disegnerà con estrema precisione il pezzo da sostituire e lo stamperà con una stampante 3D. La stampa di materiale 3D può essere molto utile nei viaggi spaziali, per evitare di sovraccaricare la navicella e di occupare troppo spazio. La prima stampante 3D è stata mandata nello spazio nel 2014. Sulla Stazione Spaziale Internazionale è stata utilizzata da diversi astronauti, tra cui l’italiana Samantha Cristoforetti, per stampare degli oggetti a gravità zero e confrontarli con quelli stampati sulla Terra. E’ risultato che le condizioni di microgravità non hanno effetti significativi sulla stampa 3D, quindi gli oggetti stampati possono essere utilizzati senza problemi.

Risolti tutti questi problemi, finalmente la Firestorm è uscita dalla fascia di asteroidi. Giove e le sue lune sono visibili fuori dall’oblò. L’equipaggio si appresta quindi ad entrare in orbita attorno al pianeta gigante del Sistema Solare.

Cosa succederà?

Lo scopriremo nella prossima puntata.

A presto!

Sara

Samantha Cristoforetti e la stampante 3D sulla ISS (Image credits: NASA)
Giove e le sue lune riprese dalla sonda Juno (Image credits: NASA)

Ultime da Venere

Mega ciao!

Ieri è cominciato il corso base di astronomia online! Siamo veramente soddisfatti: abbiamo 28 iscritti con età che vanno dai 7 ai 60 anni. Siamo felici anche perchè, nonostante la situazione, il corso online ci ha permesso di espanderci oltre regione, con iscritti da Como e dalla provincia di Modena.

Oggi non continuerò la storia iniziata qualche post fa, perchè voglio mostrarvi la foto del giorno. Qui sotto potete vedere l’immagine di Venere ripresa dalla sonda Bepi Colombo durante il flyby. Bepi Colombo è una missione molto interessante che ha come obiettivo l’esplorazione di Mercurio. Per arrivare sul pianeta però ha bisogno dell’assistenza gravitazionale di Venere, quindi stamattina ci è passata molto vicino. Vista l’importantissima notizia uscita qualche settimana fa sulla presenza di fosfina nelle nuvole venusiane, gli scienziati hanno deciso di attivare lo spettrografo della sonda. In questo modo il passaggio ravvicinato viene utilizzato per ottenere dati importanti, che potrebbero confermare la presenza della fosfina nelle nuvole di Venere. Vi ricordo che questa molecola può essere prodotta in due modi: tramite processi geologici, cioè dalle eruzioni vulcaniche, oppure tramite processi biologici, cioè da forme di vita. La quantità di fosfina trovata con i radiotelescopi è troppo elevata per poter essere spiegata dall’attività vulcanica, quindi si pensa che potrebbero esserci colonie di microrganismi che vivono nelle nubi di Venere. Il futuro potrebbe riservare grandi scoperte astrobiologiche.

Continuate a seguirmi perchè vi terrò aggiornati sugli sviluppi di questa ricerca 😉

A presto!

Sara

Venere ripresa dalla sonda Bepi Colombo (Image credits: ESA)

Un viaggio spaziale Vol. 3

Mega ciao!

I nostri coloni hanno completato la costruzione della base Gagarin su Marte. La serra ha cominciato a funzionare a pieno regime e i botanici stanno coltivando come se non ci fosse un domani. Nel laboratorio gli astrobiologi stanno analizzando i campioni di terreno marziano alla ricerca di forme di vita, mentre nella sala controllo gli astronomi stanno manovrando il telescopio dell’osservatorio per sondare i misteri dell’universo. Tutto funziona a meraviglia ed è arrivato il momento per Gae pilotare il lander verso la Firestorm, per ricongiungersi con il resto dell’equipaggio.

Indossata la tutona spaziale, Gae esce nella bellissima desolazione della notte marziana e, alzati gli occhi al cielo, ammira per l’ultima volta le due piccole lune. Phobos e Deimos si sono formati in modo diverso rispetto alla nostra Luna. Un tempo erano degli asteroidi, che sono stati catturati dal campo gravitazionale del pianeta rosso. La loro superficie è cosparsa da una miriade di crateri. Una cosa divertente è che se andaste a visitare Phobos e decideste di spiccare un piccolo salto atterrereste ad un chilometro di distanza. Attenzione quindi a non darvi una spinta troppo forte, perchè vi ritrovereste a fluttuare nello spazio senza poter più tornare indietro. Insomma, morireste malissimo!

3, 2, 1…decollo! Gae parte e riporta il lander alla Firestorm. Dopo una tranquilla notte di riposo, la comandante ordina a Gae di mettere la navicella spaziale in rotta verso Giove. Non sarà un viaggio semplicissimo: tra Marte e il pianeta gigante del Sistema Solare c’è la grande fascia di asteroidi.

Gli asteroidi sono dei sassi spaziali di dimensione variabile tra qualche centimetro e qualche centinaio di chilometri. Orbitano attorno al Sole seguendo orbite ellittiche. Il problema è che possono essere deviati dalle loro traiettorie a causa dell’attrazione gravitazionale dei pianeti. In questo caso possono entrare in collisione tra loro e schiantarsi sparando nello spazio molti detriti. Questi possono mettersi in rotta di collisione con la Firebolt e provocare danni catastrofici. Essere colpiti da sassi spaziali non è mai una bella cosa, come hanno avuto modo di provare i dinosauri.

Il viaggio prosegue tranquillo e un bel giorno la comandante invita tutti a guardare fuori dall’oblò: la Firestorm sta passando vicino a Vesta, l’asteroide più brillante. Vesta è stato scoperto nel 1807 e ha un diametro di 525 km. E’ stato mappato dal telescopio spaziale Hubble, con cui è stato osservato un cratere talmente profondo che ha scoperto lo strato del mantello dell’asteroide. La visione del cratere è mozzafiato! L’equipaggio osserva la superficie di Vesta allontanarsi e farsi sempre più indefinita, quando all’improvviso scatta la sirena d’allarme. Cosa sarà successo?

Lo scopriremo nella prossima puntata.

A presto!

Sara

Phobos (Image credits: NASA)
Deimos (Image credits: NASA)
Vesta (Image credits: NASA)

Un viaggio spaziale

Mega ciao!

Pronti per tornare a bordo della Firestorm?

Avevamo lasciato i nostri eroi, meno i due terrapiattisti morti male, in orbita attorno a Venere. La comandante Sara aveva ordinato delle missioni speciali.

Gianluca, il genio dei computer, doveva cercare di hackerare il sistema del lander rubato dai due terrapiattisti e riportarlo alla navicella madre. Purtroppo la missione è riuscita solo a metà: Gianluca è riuscito ad entrare nel sistema e a far decollare il lander, ma questo è esploso mentre stava per uscire dall’atmosfera di Venere in quanto il suo scudo termico è stato danneggiato dalle piogge acide.

Frasca, l’astrobiologa della missione, è riuscita a raccogliere un sacco di dati e ha confermato la presenza della fosfina in atmosfera di Venere. Ha trovato i microrganismi? Non ancora! Ha raccolto talmente tanti dati che serviranno anni per analizzarli tutti. Fortunatamente non è da sola. Ilaria la sta aiutando con un altro compito molto importante: capire la reale stratificazione dell’atmosfera di Venere. Questo è fondamentale per capire dove si potrebbero nascondere le colonie di microrganismi.

Il resto della ciurma ha usato le ultime settimane per fare osservazioni al telescopio, andando a sondare stelle, nebulose e galassie. Le scoperte non tarderanno ad arrivare. Soddisfatta dell’impegno dimostrato dal suo equipaggio, la comandante ordina a Gaetano, il suo braccio destro nonchè pilota della missione, di fare rotta verso Marte. Dopo qualche mese di viaggio i nostri eroi arrivano al pianeta rosso e, a malincuore, devono salutare 20 membri dell’equipaggio. Loro saranno infatti i primi esseri umani a colonizzare Marte. Una volta scesi sul pianeta, il loro obiettivo è di installare gli habitat in uno dei canali orizzontali scavati dalla lava dei vulcani e di costruire una cupola che possa ospitare un telescopio di 3 metri di diametro. Lo specchio, la struttura e tutti i sistemi di ottica adattiva sono stati inviati mesi prima con tre missioni senza equipaggio. Basta solo “ammartare” abbastanza vicini e unire i pezzi, come quando si costruisce la Morte Nera di lego. 3, 2, 1…distacco. I 20 prescelti cominciano la loro discesa verso il pianeta rosso, entrano in atmosfera e Gaetano li porta sani e salvi vicinissimi alle zone di ammartaggio delle sonde di rifornimento.

Il mitico Gae resterà su Marte il tempo necessario per assicurarsi che l’habitat sia stato montato correttamente e che non ci siano malfunzionamenti. Poi riporterà il lander alla Firestorm e riprenderà il viaggio con il resto della ciurma.

Perchè l’habitat deve essere costruito sotto terra? Marte non ha molta atmosfera e non ha un campo magnetico come quello della Terra. Infatti non è dotato di una dinamo interna che possa creare un campo magnetico globale, ma presenta comunque delle tracce di campi magnetici locali. Atmosfera e campo magnetico sono essenziali per proteggere il suolo dalle radiazioni provenienti dal Sole e dallo spazio. Su Marte questo non è possibile, quindi gli habitat devono essere costruiti nei canali orizzontali scavati dalla lava dei vulcani. Tranquilli, i nostri coloni non corrono il rischio di morire bruciati. L’attività vulcanica si è spenta da un bel pezzo!

Tra i 20 prescelti troviamo Paolo, l’esperto di telescopi che sarà il direttore dell’osservatorio “Kip S. Thorne” su Marte. Ovviamente per poter osservare il cielo, la struttura sorgerà sulla superficie marziana. I 20 cercheranno di costruirla il più velocemente possibile, in modo da limitare l’esposizione alle radiazioni. Una volta ultimati i lavori, come faranno a fare osservazione se non si può restare per lungo tempo in superficie? Semplicissimo: comanderanno il telecopio da remoto. Nell’habitat ci sarà una bellissima sala controllo, da cui gli astronomi dell’equipaggio potranno aprire la cupola, puntare il telescopio e fare fotometria e spettroscopia degli oggetti osservati.

I coloni hanno tre compiti importantissimi:

1- puntare il telescopio verso i pianeti del Sistema Solare per vedere se sono in fase;

2- andare a verificare se nel terreno marziano siano presenti dei microrganismi;

3- avviare una serra e rendere la colonia indipendente dalla Terra.

La prima missione dà i risultati previsti: Mercurio, Venere e la Terra hanno le fasi, mentre i pianeti giganti no.

La seconda missione potrebbe lasciarvi perplessi: perchè cercare la vita su Marte se sappiamo che è un pianeta deserto, in cui non cresce niente? Le sonde passate hanno scoperto le tracce di sedimentazione tipiche che lascia un oceano quando si espande o quando si ritrae. Quindi una volta su Marte c’era un sacco di acqua liquida. Sapete che sulla Terra l’acqua è uno degli ingredienti essenziali per la vita. Si pensa che un tempo su Marte ci fossero organismi viventi e che la vita possa esserci ancora, sotto forma di microrganismi. E’ importante verificare queste ipotesi.

La terza missione è necessaria. La colonia deve essere in grado di produrre cibo, acqua, pezzi di ricambio per l’habitat e altre risorse necessarie alla sopravvivenza. Mandare delle sonde con i rifornimenti si può fare fino ad un certo punto, ma presenta dei problemi. Una sonda impiega circa 7/8 mesi per arrivare su Marte. In questo tempo, si potrebbero perdere i contatti con la sonda, che resterebbe quindi a fluttuare per sempre nello spazio. La sonda potrebbe esplodere nel momento del lancio oppure all’entrata in atmosfera marziana. I paracadute potrebbero non aprirsi (com’era successo al modulo di atterraggio Schiaparelli, che si è schiantato producendo un piccolo cratere e da allora si è guadagnato il soprannome Schiapparelli), quindi la sonda si schianterebbe su Marte distruggendo tutti i rifornimenti. Meglio evitare che i coloni muoiano di fame, quindi coltivazioni come se non ci fosse un domani!

I nostri coloni hanno iniziato a costruire tutto. Cosa ci aspetta nella nostra missione?

Lo scopriremo nella prossima puntata. Prima di lasciarvi però vi chiedo un aiuto: ci serve un bel nome per la colonia su Marte. Qualche idea?

A presto!

Sara

Marte (Image credits: NASA)
Future colonie marziane

SOLUZIONE ASTROQUIZ 20: le fasi dei pianeti

Mega ciao!

SOLUZIONE ASTROQUIZ 20

Vi avevo chiesto quali pianeti hanno le fasi come la Luna. Le diverse opzioni erano:

1- Mercurio e Venere

2- Marte e Giove

3- Saturno, Urano e Nettuno.

In realtà è una domanda trabocchetto XD Infatti non vi ho specificato da dove stiamo osservando. Avete risposto tutti Mercurio e Venere, che è corretto se assumiamo di osservare i pianeti dalla Terra. Infatti, come ha scoperto il buon vecchio Galileo con il suo piccolo telescopio, Venere ha le fasi così come Mercurio. Questa è una caratteristica di tutti i corpi che si trovano tra la Terra e il Sole. I due pianeti interni mostrano una fetta di superficie (o di nuvole nel caso di Venere) più o meno grande a seconda del punto dell’orbita in cui si trovano e di dove si trova la Terra lungo la sua orbita. I due pianeti possono trovarsi dietro al Sole (congiunzione superiore) o esattamente in mezzo tra la Terra e la nostra stella (congiunzione inferiore). In questi due casi non riusciamo a vederli. Nei punti di massima elongazione est e ovest i due pianeti sono visibili in fase dopo il tramonto e prima dell’alba rispettivamente.

Questo però succede se siamo sulla superficie terrestre e, con il nostro telescopio, ci scateniamo in osservazioni planetarie come il buon vecchio Galileo. Cosa succederebbe se ci spostassimo in un altro punto del Sistema Solare?

Salite tutti con me a bordo della mia astronave, la Firestorm, e cominciamo il conto alla rovescia per il lancio.

Nell’attesa di partire ci tengo a dirvi che la Firestorm è un’astronave pazzesca! E’ dotata dei più moderni sistemi di depurazione dell’acqua, ha un perfetto scudo che ci protegge dalle radiazioni, ha una notevole scorta di cibo, una serra in cui crescono un sacco di piante commestibili e patate (Mark Watney insegna che sono facili da coltivare e le potete cucinare in tantissimi modi diversi), ha una palestra incredibile in cui potete allenarvi, un cinema e ovviamente tutti i sistemi per creare la forza di gravità, in modo da non perdere troppa massa muscolare. Detto questo siamo arrivati alla fine del conto alla rovescia: 3, 2, 1…l’astronave parte con un grande boato, la folla è in delirio, raggiungiamo gli 11.2 km/s, la velocità di fuga dalla Terra e…ci siamo! Siamo nello spazio!

A questo punto decidiamo di visitare tutti i pianeti del nostro bellissimo Sistema Solare e, dato che siamo organizzati come Sheldon Cooper, lo facciamo con ordine, procedendo dal più vicino al più lontano dal Sole.

Per primo quindi visitiamo Mercurio, il più piccolo pianeta del Sistema Solare. Atterriamo con un lander in una regione del pianeta immersa nella notte, indossiamo la nostra tutona spaziale e scendiamo sulla sua superficie. Ci portiamo dietro il nostro telescopio, un bellissimo Schimdt-Cassegrain da 20 cm di diametro, e la camera CCD, perchè le osservazioni all’oculare non si possono fare. Sapete com’è…se ci togliamo il casco su Mercurio muoriamo malissimo. Osserviamo tutti i pianeti del Sistema Solare e notiamo che nessuno di questi oggetti è in fase, com’era prevedibile visto che nessuno di loro si trova dentro l’orbita di Mercurio.

Soddisfatti dalla nostra osservazione saliamo sul lander, torniamo alla Firestorm e partiamo alla volta di Venere (solo perchè siamo masochisti). Ignorando gli ordini della comandante Sara, due terrapiattisti, che sono riusciti a farsi ammettere nell’equipaggio mentendo spudoratamente alle domande scientifiche, rubano un lander e atterrano su Venere. Guardando fuori dall’oblò notano che il cielo venusiano è tutto giallo, ma non perdono la speranza che le nuvole si spostino, come noi astrofili quando arriviamo in Novegno e c’è così tanta nebbia che sembra di essere a Silent Hill. Quindi indossano la tutona spaziale, prendono il loro telescopio comprato in periodo natalizio nel reparto giocattoli del centro commerciale, aprono l’oblò, escono fuori e….muoiono malissimo! Come la comandante gli aveva detto, su Venere ci sono, oltre a 475°C (ma le nostre tutone spaziali sono di ultima generazione quindi non ci interessa), 95 atmosfere, cioè un’atmosfera 95 volte più pesante della nostra. I due terrapiattisti sono morti schiacciati!

Nel frattempo gli altri membri dell’equipaggio, che alle elementari hanno ascoltato la maestra e hanno studiato bene l’astronomia, si sono trasferiti nella cupola della Firestorm, dove la comandante ha fatto installare un telescopio Ritchey-Cretien da 1 metro di diametro. Osservando i pianeti scoprono che, dall’orbita di Venere, l’unico ad essere in fase è Mercurio. L’equipaggio vorrebbe partire subito alla volta di Marte, ma la comandante Sara ha un’idea geniale. Decide di fermarsi un altro po’ in orbita attorno a Venere e programma tre missioni speciali.

Incarica Gianluca, il genio dei computer, di hackerare il sistema del lander che i due terrapiattisti hanno portato su Venere. Spera infatti che si possa recuperare in qualche modo.

La seconda missione è per Frasca, l’astrobiologa del gruppo, che deve studiare l’atmosfera del pianeta, verificare se la fosfina c’è sul serio e cercare eventuali colonie di microrganismi che se ne vanno a spasso tra le nuvole.

La terza missione è affidata a tutti gli altri membri della ciurma: usate il telescopio per studiare galassie, nebulose e ammassi stellari. Dall’orbita di Venere, continuando a studiare, possiamo svelare un po’ di misteri dell’universo. Passa qualche settimana e…cosa sarà successo?

Lo scoprirete nella prossima puntata!

A presto!

Sara

Mercurio
Venere

I buchi neri vincono ancora!

Mega ciao!

Facciamo slittare la soluzione dell’astroquiz al prossimo post, per lasciare spazio alla bellissima notizia di oggi.

Roger Penrose, Reinhard Genzel e Andrea Ghez hanno vinto il Premio Nobel per la Fisica per le loro straordinarie scoperte riguardanti i buchi neri!

In particolare, Penrose, un geniale matematico e cosmologo, è riuscito a dimostrare che la formazione dei buchi neri è una conseguenza inevitabile della teoria della relatività generale di Einstein.

Genzel e Ghez invece hanno scoperto che al centro della nostra galassia c’è un buco nero supermassiccio. Scoprire fisicamente un buco nero non è un’impresa facile. I buchi neri, come dice il loro nome, sono proprio neri. Quindi non possono essere visti sullo sfondo nero dello spazio. Allora come si possono scoprire? Con metodi indiretti, cioè osservando dei fenomeni nello spazio che li circonda. In particolare, per quanto riguarda Sgr A*, il buco nero al centro della Via Lattea, gli astronomi hanno osservato per qualche decennio le stelle nei pressi del centro galattico. Hanno studiato accuratamente il loro moto e hanno scoperto che si muovono in modo molto interessante. Una stella, che è stata chiamata S2, compie un’orbita ellittica attorno ad un punto in cui non è presente nessun oggetto visibile. Grazie alle osservazioni è stato possibile determinare i parametri orbitali della stella, cioè il periodo di rivoluzione, il semiasse maggiore e quello minore dell’orbita. E’ risultato che la stella ci mette circa 15.2 anni per compiere un’orbita, con un pericentro a 17 ore luce (circa 18 miliardi di chilometri) e un semiasse maggiore di 5.5 giorni luce (circa 143 miliardi di chilometri). In base a questi parametri è stato determinato che, all’interno dell’orbita, deve esserci un oggetto con una massa di circa 3 milioni e 610 mila masse solari (quindi 3 milioni e 610 mila volte più massiccio del Sole). Un oggetto di massa così elevata, situato all’interno di una galassia, può essere solo un buco nero supermassiccio. Il fatto che questo gigante si trovi al centro della Via Lattea, a soli 8000 parsec (circa 2.47×1017 km), è particolarmente esaltante!

Insomma a 3 anni dal premio Nobel per la Fisica per la scoperta delle onde gravitazionali (grande Kip) i buchi neri tornano a vincere il premio più ambito!

Congratulazioni a Penrose, Ghez e Genzel!

A presto!

Sara

Sgr A* (Image credits: Chandra e Spitzer)

Corsi e aspirapolveri spaziali

Mega ciao!

Mancano solo 10 giorni all’inizio del corso base di astronomia online! Siamo veramente carichi e felicissimi di cominciare. Abbiamo già 29 iscritti!

Ottbre però porterà anche un’altra grande novità (speriamo), proprio nel giorno del mio compleanno. Infatti il 20 ottobre sarà il giorno in cui la sonda OSIRIS-REx accenderà il suo aspirapolvere spaziale e raccoglierà campioni dell’asteroide Bennu da portare a casa. Non sarà un’impresa facile, infatti, quando la sonda è arrivata sull’asteroide, si è trovata di fronte ad un oggetto che non potrà essere gestito facilmente. La sua superficie è ricoperta da sassi di varie dimensioni. Quindi gli astronomi hanno diviso la sua superficie in diverse regioni, a cui sono stati dati nomi di uccelli, e hanno cominciato a contare i sassi per trovare una regione in cui il loro numero fosse abbastanza basso da permettere il prelievo di campioni in sicurezza.

Quali sono i rischi?

Se il braccio dell’aspirapolvere colpisce un masso si spacca. Se l’aspirapolvere solleva dei piccoli sassolini, questi possono andare a colpire la sonda provocando danni irreparabili e impedendole il ritorno sulla Terra.

Insomma il 20 ottobre sarà una giornata particolarmente stressante alla NASA e con un’altissima dose di suspense per tutti gli appassionati di astronomia.

Per informazioni sul corso di astronomia chiamatemi al numero 3290689207. Per iscrivervi scrivetemi all’indirizzo astrofilidischio@gmail.com entro domani.

A presto!

Sara