Nuovo seminario dei “Laura Bassi” Colloquium Series

Mega ciao!

I “Laura Bassi” Colloquium Series, la serie di seminari organizzati dall’INAF per far conoscere il lavoro di ricerca di giovani astronome, ripartiranno la settimana prossima. L’11 marzo alle ore 14:30 Silvia Celli ci parlerà di “The search for Galactic PeVatrons: gamma-ray and neutrino signatures”. Potete seguire l’evento in diretta YouTube sul canale di EDUINAF oppure tramite la piattaforma Zoom (fino ad esaurimento posti). Vi ricordo che la conferenza sarà in inglese e che potete interagire con la relatrice scrivendo le vostre domande tra i commenti del video YouTube o attivando il vostro microfono su Zoom. Per maggiori informazioni sull’evento qui sotto trovate il link del sito ufficiale dei seminari.

A presto!

Sara

https://sites.google.com/inaf.it/laurabassiseries/program?authuser=0

Ipergiganti e venti stellari

Mega ciao!

Vi presento VY Canis Majoris, una stella ipergigante rossa che all’inizio della sua vita aveva una massa pari a circa 35-40 masse solari. VY Canis Majoris è 300 mila volte più luminosa del Sole ed è molto più grande. Infatti se la sostituissimo al posto della nostra stella nel Sistema Solare l’orbita della Terra non esisterebbe: la stella si estenderebbe oltre l’orbita di Giove!

Ultimamente la sua luminosità è diminuita in modo simile a quanto era successo a Betelgeuse lo scorso anno, ma su scala molto più grande. Che si stia preparando per il grande botto? In realtà pare di no. La diminuzione di luminosità è dovuta all’espulsione di gas tramite vento stellare, che ha provocato la formazione di polvere in grado di assorbire parte della luce della stella. Nell’immagine vedete la nube di gas e polvere che circonda VY Canis Majoris, in cui si notano delle strutture ad arco. Queste strutture sono scollegate dalla stella e gli astronomi sono stati in grado di determinare a grandi linee quando il materiale che le forma è stato espulso dalla stella. Si parla di qualche centinaio di anni per le strutture più vecchie, mentre le più recenti risalgono a 100-200 anni fa.

Questa stella alla fine della sua vita esploderà in una supernova. Sarà un evento veramente unico e spettacolare a cui assistere, visto che non si vedono spesso supernovae esplodere nella nostra galassia.

A presto!
Sara

VY Canis Majoris (Image credits: NASA)

Notizie spaziali

Mega ciao!

Pronti per le due mega notizie astronomiche della settimana? La prima è che Samantha Cristoforetti farà un altro viaggio spaziale! L’astronauta italiana, che nel 2014-2015 con la missione Expedition 42/Expedition 43 aveva lavorato per 200 giorni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, tornerà nello spazio l’anno prossimo per una nuova missione a bordo della ISS.

La seconda notizia è che la SpaceX di Elon Musk ha testato la navicella Starship SN10 con un volo a grande altitudine. Questo giro il volo è andato bene e la navicella è atterrata con successo, cosa fantastica visto che le precedenti missioni erano scese troppo velocemente e si erano schiantate al suolo. L’unico problema è che la Starship SN10 è esplosa poco dopo l’atterraggio. C’è ancora qualcosa da migliorare, ma nel complesso la missione è stata un grande passo avanti.

A presto!

Sara

Samantha Cristoforetti nella cupola della ISS (Image credits:. ESA)
La Starship SN10 (Image credits: SpaceX)

James Webb Space Telescope: manca poco!

Mega ciao!

Grandi notizie! La NASA ha completato i test funzionali del James Webb Space Telescope, quindi siamo un passo più vicini al lancio! Se tutto andrà secondo i piani il telescopio arriverà nello spazio a ottobre, i pannelli si dispiegheranno e tutto funzionerà perfettamente! Il James Webb opererà nell’infrarosso e ci aspettiamo grandi risultati. Le osservazioni nell’IR infatti permetteranno di vedere le prime stelle e le prime galassie formate nell’Universo. In questo modo riusciremo ad avere un’idea più chiara sulla formazione delle strutture cosmiche. Dal confronto tra le galassie a grande distanza cosmologica e le galassie attuali otterremo informazioni sull’evoluzione di questi sistemi. Inoltre nell’IR si riesce a vedere oltre la polvere, quindi si andrà ad osservare l’interno dei dischi protoplanetari per assistere in diretta alla nascita di nuovi pianeti. Con la spettroscopia invece si riusciranno ad osservare le atmosfere dei pianeti extrasolari e si riuscirà a capire se su questi pianeti sia presente della vegetazione. Vi ricordo che vegetazione = vita! Non pensate anche voi che i prossimi tempi saranno molto esaltanti dal punto di vista astronomico?

A presto!
Sara

James Webb Space Telescope (Image credits: NASA)

TOI 451: un sistema giovanissimo

Mega ciao!

La ricerca di pianeti extrasolari è uno dei campi più scottanti dell’astronomia moderna. Sono state dedicate diverse missioni a questo obiettivo. Una delle ultime è TESS, un telescopio spaziale che cerca esopianeti con il metodo dei transiti. Da poco ha superato i 100 pianeti scoperti e ne ha più di 2000 in attesa di conferma.

Uno degli ultimi sistemi analizzati è TOI 451, situato a circa 400 anni luce di distanza nella cosiddetta striscia di Pesci-Eridano, un insieme di stelle molto giovani. In particolare, TOI 451 ha solamente 120 milioni di anni, quindi è una stella giovanissima. Adesso starete pensando che, per dire una cosa del genere, devo aver fumato pesante. In realtà no! Per l’Universo una stella di 120 milioni di anni è come un bebè spaziale. Per avere un confronto basta pensare al nostro Sole che, sebbene si trovi ancora nella fase principale della sua vita, ha 4 miliardi e 700 milioni di anni. L’universo si è formato circa 13 miliardi e 700 milioni di anni fa, motivo per cui TOI 451 è giovane e questo la rende particolarmente interessante. Attorno alla stella orbitano tre pianeti con dimensioni comprese tra 2 e 4 volte quelle della Terra, che hanno periodi di rivoluzione che vanno da 1.9 a 16 giorni terrestri. Tutti e tre i pianeti sono estremamente caldi, quindi non è possibile che si sia sviluppata la vita come la conosciamo noi. Il sistema risulta comunque molto interessante visto che si è formato da poco. Infatti questo rende i tre pianeti candidati ideali per testare le teorie sull’evoluzione delle atmosfere planetarie.

A presto!

Sara

Rappresentazione del sistema TOI 451 (Image credits: NASA)

Il campo profondo di Chandra

Mega ciao!

Questa è un’immagine ripresa dal Chandra X-ray Observatory. Cosa saranno mai tutti questi bei puntini colorati? Che siano stelle? Assolutamente no! Sono tutti buchi neri. Quello che si vede non sono i buchi neri veri e propri, perchè, come dice la parola, sono proprio neri. Vediamo i dischi di accrescimento, cioè dischi di gas che spiraleggiano verso i buchi neri. Nelle regioni interne riescono a raggiungere temperature elevatissime, quindi emettono raggi X. Una parte della radiazione riesce a scappare e ad arrivare agli osservatori spaziali. Questo è uno dei metodi con cui si riescono a scoprire buchi neri.

A presto!
Sara

Chandra Deep Field South (Image credits: NASA)

Buchi neri e venti di particelle

Mega ciao!

Cosa sarà mai quest’immagine dai colori così particolari? E’ la sovrapposizione di dati X e ottici della galassia NGC 1068, in cui si vede il gas che viene spazzato via dalle regioni centrali dove si trova un buco nero supermassiccio. La forma allungata della nube di gas è dovuta all’effetto della presenza di un toro di polvere e gas attorno al buco nero. Questa struttura è molto estesa: parte a qualche anno luce di distanza dal buco nero e arriva a 300 anni luce. Si pensa che parte della radiazione X provenga da regioni ancora più centrali, in particolare dal disco di accrescimento, cioè un disco di materiale che sta spiraleggiando verso il buco nero. Questo sarebbe responsabile anche di una parte del forte vento che sta spazzando via il materiale.

A presto!

Sara

Sovrapposizione dei dati X (Image credits: Chandra X-ray Observatory) e ottici (Image credits: HST)

Mega ciao!

Se ci state seguendo da un po’, ormai avrete imparato qualcosa sull’evoluzione stellare. Una delle cose fondamentali da ricordare è che stelle massicce alla fine della loro vita esplodono. E’ però molto raro assistere a queste esplosioni nella nostra galassia. Infatti l’ultimo evento di questo genere a cui abbiamo assistito risale ai tempi di Keplero. Riusciamo comunque a vedere esplosioni stellari in altre galassie e talvolta riescono a sorprenderci, come il 24 febbraio del 1987. Quella notte è comparsa una stella luminosissima in cielo.

Adesso mi direte: ma come? Non hai appena detto che non sono state registrate esplosioni nella nostra galassia dai tempi di Keplero? Infatti la supernova è esplosa nella Grande Nube di Magellano, a circa 170000 anni luce di distanza da noi, ma è stata talmente potente da risultare visibile ad occhio nudo. Gli astronomi stanno studiando da allora l’evoluzione del materiale espulso, che sta avanzando inesorabilmente nello spazio.

Ma c’è una domanda fondamentale a cui rispondere: cosa ne è stato del nucleo della stella? Ebbene, finalmente sembra che abbiamo trovato una risposta! Pare che al centro della nebulosa di SN 1987A ci sia una pulsar, cioè una stella di neutroni in rotazione rapida. Dall’immagine qui sotto però notate che al centro della nebulosa non c’è assolutamente nulla.

Dov’è questa fantomatica pulsar? E’ proprio lì! Solo che non riusciamo a vederla. Come facciamo a sapere che c’è? Le pulsar in rotazione rapida producono un raggio di radiazione rotante, che potete immaginare come un faro spaziale. Inoltre alcune pulsar producono un vento stellare di particelle cariche. Quando il raggio (o le particelle) attraversa regioni contenenti gas, come ad esempio un residuo di supernova, si schianta con il materiale e produce delle onde d’urto. Queste sono visibili nei dati radio e nei raggi X. I dati dell’osservatorio NuSTAR, che ha rivelato raggi X sia di alta che di bassa energia, e di ALMA nel millimetrico puntano verso l’ipotesi della pulsar con un bel vento stellare.

Quindi 34 anni dopo l’esplosione della supernova pare proprio che abbiamo trovato la soluzione all’amletico dilemma: buco nero o stella di neutroni, questo è il problema!

A presto!

Sara

SN 1987A (Image credits: NASA)

Il video dell’ammartaggio

Mega ciao!

La NASA ha pubblicato il video dell’atterraggio di Perseverance, in cui si vede benissimo il paracadute dispiegarsi. E’ una cosa pazzesca! Guardatelo!

A presto!

Sara

Touchdown!

Mega ciao!

Sono passati 2 Sol e qualche ora dall’ammartaggio di Perseverance. Dopo quasi 7 mesi di viaggio la sonda è arrivata su Marte, ha cominciato la discesa in atmosfera, ha dispiegato il paracadute e, con una precisione pazzesca, ha toccato il suolo nel cratere Jezero. I minuti che hanno preceduto l’ammartaggio sono stati ricchi di tensione. Potevano andare storte un sacco di cose: la sonda sarebbe potuta esplodere all’entrata in atmosfera, si sarebbe potuta schiantare per un malfunzionamento del paracadute, sarebbe potuta finire in una zona diversa da quella prevista per l’ammartaggio (Philae insegna che questo può succedere e che puoi rimbalzare diverse volte, finire in un crepaccio al buio e con una zampa per aria #maiunagioia) e i contatti si sarebbero potuti perdere una volta toccato il suolo. Fortunatamente è andato tutto bene e Perseverance ha cominciato subito ad inviare immagini! Nei prossimi mesi se ne andrà a spasso per il cratere Jezero a raccogliere campioni di terreno da analizzare. Cosa scoprirà? Secondo me tantissime cose interessanti, che ci porteranno ad una migliore comprensione del Sistema Solare e della nostra Terra.

A presto!

Sara

La prima immagine ad alta risoluzione del suolo marziano ripresa da Persevarance (Image credits: NASA)