WASP-121b: un esopianeta bizzarro

Mega ciao!
E’ stato scoperto un esopianeta alquanto bizzarro: WASP-121b. Questo pianeta orbita in appena 1,27 giorni terrestri attorno ad una stella a circa 900 anni luce di distanza da noi nella costellazione della Poppa. WASP-121b è un gioviano caldo, poco più grande del nostro Giove, e ha una temperatura atmosferica di circa 2537°C. E’ stato il primo esopianeta in cui è stata scoperta l’acqua in atmosfera. Ma la cosa più interessante è che ha la forma di un pallone da football. Questo perchè sta perdendo gli elementi pesanti che compongono la sua atmosfera, in particolare magnesio e ferro, a causa della forza di gravità della stella. Il pianeta sta perdendo la sua atmosfera in quanto ha una forza di gravità relativamente bassa e si trova particolarmente vicino alla sua stella: la sua orbita ha un semiasse maggiore di appena 0,025 unità astronomiche (per capire cosa significa basta pensare che il semiasse maggiore dell’orbita di Mercurio, il pianeta più vicino al Sole, è di circa 0,387 unità astronomiche). La fuga del magnesio e del ferro contribuisce al picco di temperatura del pianeta, in quanto rendono l’atmsfera opaca alla luce ultravioletta, contribuendo ad aumentare il calore. Lo studio approfondito di questo pianeta può spiegare il processo con cui i pianeti perdono la loro atmosfera primordiale, cosa che è successa anche alla nostra Terra.
Vi ricordo che domani ci sarà osservazione pubblica del Sole presso il nostro osservatorio. Per informazioni chiamatemi entro stasera al numero 3290689207.
Vi aspettiamo numerosi!

Sara

Rappresentazione artistica di WASP-121b (Image credits: NASA)

Alla ricerca di una nuova Terra

Mega ciao!
La ricerca di pianeti extrasolari sta andando forte negli ultimi anni. L’anno scorso è stato lanciato un telescopio dedicato solo a questo obiettivo: TESS. La missione ha dato da subito dei buoni risultati, aiutando a portare il conto degli esopianeti oltre la soglia dei 4000. La notizia bomba delle ultime settimane è che TESS ha scoperto un sistema particolarmente interessante: GJ 357. Il sistema è composto da una stella nana di classe spettrale M, di circa 0,33 masse solari e con una temperatura di circa 3231°C, e da ben tre esopianeti. Il pianeta GJ 357 b è il 22% più grande della Terra e ha una temperatura di 254°C. Questo pianeta viene descritto come una Terra calda, quindi non può ospitare la vita, ed è uno degli esopianeti più vicini scoperti fino ad ora. GJ 357 d è invece molto più interessante. Infatti questo pianeta si trova ai limiti della fascia di abitabilità, cioè della regione del suo sistema planetario in cui le temperature sono tali da permettere la presenza di acqua liquida. Il pianeta riceve la stessa quantità di energia stellare che riceve Marte dal Sole. Sappiamo che un tempo sul Pianeta Rosso erano presenti oceani, quindi è plausibile che anche sulla superficie GJ 357 d ci possa essere acqua liquida, sempre che il pianeta abbia un’atmosfera adeguata. GJ 357 d ha una massa di almeno 6,1 masse terrestri e orbita attorno alla sua stella in circa 55,7 giorni terrestri, ad una distanza equivalente al 20% di quella tra la Terra e il Sole. Non si conoscono ancora le dimensioni e la composizione di questo pianeta, ma se è roccioso è plausibile che abbia una dimensione non superiore al doppio di quella terrestre. Il pianeta centrale, GJ 357 c, ha una massa di almeno 3,4 masse terrestri, ha una temperatura superficiale di 127°C e orbita attorno alla sua stella in 9,1 giorni terrestri. Il sistema merita di essere studiato approfonditamente, dato che su GJ 357 d potrebbero esserci le condizioni adatte per ospitare la vita. Inoltre è particolarmente vicino: è situato nella costellazione dell’Hydra (a Teschio Rosso piace questo elemento) a soli 31 anni luce di distanza.
A proposito di esopianeti vi ricordo che avete tempo fino al 10 ottobre per partecipare al concorso NameExoWorlds, basta che vi colleghiate al sito altrimondi.inaf.it/iau100.
Vi ricordo inoltre che questo sabato ci sarà osservazione pubblica del Sole dalle 10:30 alle 17:30 presso il nostro osservatorio. Per informazioni chiamatemi al numero 3290689207 entro domani sera (sabato non risponderò in quanto in osservatorio i cellulari non prendono).
A presto!

Sara

Il sistema GJ 357 (Image credits: NASA)
Teschio Rosso (Image credits: MARVEL)

La prima foto di un buco nero

Mega ciao!
Scusatemi se non vi ho dato l’annuncio in diretta alle 15:00, ma stavo andando a Padova a parlare della tesi di laurea magistrale (ormai ci siamo #porcavaccamancapoco) che, giusto per restare in tema, sarà su un bel buco nero, ma non vi spoilero altro.
Oggi ho seguito in diretta youtube (grazie INAF) lo storico annuncio: abbiamo la prima immagine di un buco nero (#piango). Come sapete i buchi neri sono gli oggetti più fighi che potete trovare nell’universo, ma hanno un problema: sono neri (hahahahahah). Quindi come fare per individuare un buco nero se il cielo è nero? Fino ad oggi i metodi utilizzati erano indiretti: andare a vedere il moto delle stelle attorno al centro galattico, vedere se la regione centrale di una galassia era particolarmente luminosa in X (adesso avete capito perchè negli ultimi giorni vi ho parlato solo di AGN)….
Oggi invece abbiamo un’immagine favolosa di un buco nero con il suo disco di accrescimento!!! Questa è stata realizzata tramite l’utilizzo di radiotelescopi sparsi in tutto il mondo, i cui dati sono stati combinati con una tecnica chiamata interferometria. Questa tecnica ha permesso di raggiungere una risoluzione di 20 micro arcosecondi ed è stato molto importante perchè il buco nero selezionato ha una dimensione angolare di 50 micro arcosecondi, che corrispondono alla dimensione di una pallina da tennis sulla Luna vista dalla Terra. Il buco nero si trova al centro della galassia M87, una galassia ellittica super gigante, che si è formata dalla cannibalizzazione di molte galassie. Questo oggetto si trova a circa 52 milioni di anni luce di distanza da noi ed è un nucleo galattico attivo, infatti, come potete vedere nell’immagine, ha un bel getto che parte dal centro. Il buco nero al centro di questa galassia è bello ciccione: ha una massa di circa 6 miliardi e 500 milioni di masse solari. Ovviamente non potete aspettarvi un’immagine del buco nero come quelle che ci presenta la fantascienza. E’ comunque molto lontano, quindi scordatevi il Gargantua di Interstellar realizzato dalle simulazioni al computer fatte dal Professor Kip Thorne (#sempresialodato). L’immagine del buco nero di M87 però è magnifica: si vede benissimo la struttura ad anello del disco di accrescimento al cui centro c’è una regione scura, l’ombra del buco nero! E’ incredibile! Bellissima! La realizzazione di quest’immagine ha richiesto due anni di elaborazione dati ed il lavoro di moltissime persone. La cosa eccezionale è che da un confronto con le simulazioni fatte al computer si vede che tutto torna. La teoria è giusta #einsteinnesapevaapacchi! Che dire: l’emozione di vedere per la prima volta un buco nero è enorme! Semplicemente wow! Adesso aspettiamo le prossime immagini di buchi neri che si trovano al centro di altre galassie!
A presto!

Sara

M87 (Image credits: NASA)
Il buco nero supermassiccio al centro di M87 (Image credits: Event Horizon Telescope)

Notizie da Bennu

Mega ciao!
Tempo fa abbiamo parlato della missione OSIRIS-REx, la sonda che è arrivata sull’asteroide Bennu e che ha il compito di prelevarne un campione, che sarà riportato sulla Terra per essere analizzato. Questo permetterà di capire meglio l’origine del Sistema Solare, l’origine di acqua e composti organici sulla Terra. Inoltre permetterà di comprendere meglio gli asteroidi che potrebbero scontrarsi con la Terra. Bennu ha circa 4 miliardi e 500 milioni di anni e probabilmente si è staccato da un corpo roccioso più grande tra 700 milioni e 2 miliardi di anni fa. E’ il corpo roccioso più piccolo attorno al quale si trova in orbita una sonda: pensate che ha un diametro di circa 500 metri, quindi, per capirci, è poco più alto dell’Empire State Building. La sua superficie si presenta molto aspra ed è caratterizzata dalla presenza di numerosi massi, come potete vedere nella foto. La cosa interessante è che sono stati scoperti dei getti che eruttano materiale nello spazio (vedi immagine). E’ la prima volta che questi fenomeni vengono osservati su un asteroide. Gli altri tre corpi del Sistema Solare in cui sono presenti sono la Terra, Europa ed Encelado. Si è scoperto che una parte delle particelle che compongono i getti resta ad orbitare attorno a Bennu, prima di ricadere sulla sua superficie. Gli scienziati stanno continuando ad analizzare queste particelle per cercare di capirne l’origine.
A presto!

Sara

Massi sulla superficie di Bennu ripresi dalla sonda OSIRIS-REx (Image credits: NASA
Getti di particelle ripresi dalla sonda OSIRIS-REx (Image credits: NASA)

Eclissi e germogli lunari

Mega ciao!
Siete riusciti a vedere l’eclissi stamattina? Io sono andata dagli amici dell’Osservatorio di Malo e devo dire che è andata piuttosto male. Siamo riusciti a vedere in velocità verso le 5:20 la Luna in eclissi parziale, mentre la totalità è stata eclissata dalle nuvole #maiunagioia #asansastarkpiacequestoelemento. Comunque il poco che abbiamo visto è stato spettacolare! Le eclissi di Luna sono sempre molto belle e dimostrano che la Terra non è piatta! Nell’immagine qui sotto potete vedere come apparirebbe l’eclissi totale di Luna se il nostro pianeta non fosse una bella sfera. ma piatto.
A proposito della Luna: un pensiero particolare va ai germogli di cotone che erano cresciuti nella camera del lander Chang’e4 e che purtroppo sono morti a causa di un malfunzionamento del riscaldamento della camera, che li ha esposti alle gelide temperature della Luna. RIP cotone lunare!
A presto!

Sara

Cotone e patate lunari

Mega ciao!
Qualche settimana fa vi avevo parlato della prima sonda atterrata sulla superficie della faccia nascosta della Luna: la Chang’e4. Abbiamo visto che il lander aveva una camera contenente semi e uova di insetti, perchè uno degli obiettivi della missione è quello di creare un piccolo ecosistema. All’interno della camera del lander le condizioni atmosferiche sono uguali a quelle terrestri. L’unica differenza è la forza di gravità, che sulla Luna è inferiore rispetto a quella sulla Terra. L’esperimento include sei tipi di organismi tra cui patate (Mark Watney ci insegna che possono crescere ovunque, giusto Francesca Dal Pozzolo?), cotone e uova di mosche. Dalla foto qui sotto potete vedere che cotone e patate effettivamente sono germogliati! Che bomba! Quindi adesso sono due i corpi del Sistema Solare in cui crescono piante: la Terra e la Luna. I germogli produrranno ossigeno tramite la fotosintesi clorofilliana, che servirà in caso nascano le mosche. Le mosche invece produrranno anidride carbonica. Lo studio dell’ecosistema così creato permetterà di capire se queste piante possono essere utilizzate per fornire ossigeno in missioni di lunga durata con equipaggio umano. Restiamo dunque in attesa che nascano le mosche.
A presto!

Sara

Germogli lunari (Image credit: Chang’e4)
Mosca della frutta

Ultime dal Sistema Solare

Mega ciao!
Vi ricordate che qualche anno fa la sonda Rosetta è arrivata sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko e si è trovata di fronte ad un corpo non regolare come si pensava? In pratica possiamo dire che la cometa assomiglia ad un gigantesco bagigio spaziale. Ebbene la NASA ha trovato un secondo bagigio nello spazio proprio in questi giorni: Ultima Thule (immagine ripresa dalla New Horizons). Questo è un oggetto situato nella fascia di Kuiper, ovvero in quella cintura di asteroidi e comete presente oltre Nettuno e che si estende fino a circa 1000 Unità Astronomiche di distanza dal Sole. Ultima Thule, il cui nome significa “oltre il mondo conosciuto”, si trova ad una distanza di circa 6,5 miliardi di chilometri dal Sole, cosa che lo rende il più lontano oggetto del Sistema Solare ad essere stato esplorato da vicino. Attenzione però: alcuni giornali scrivono che Ultima Thule si trova ai confini del Sistema Solare (i miei neuroni si sono suicidati quando l’ho letto). Non è vero! I confini del nostro sistema sono molto più lontani! Pensate che la Voyager non c’è ancora arrivata! Tornando a cose serie: immagino sappiate tutti chi sono i Queen, il mitico gruppo composto da Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon. Brian May ha pubblicato un nuovo singolo dedicato proprio alla missione New Horizons ed al suo arrivo su Ultima Thule #mitico (vi lascio il link qui sotto).
Altra notizia fresca fresca: l’uomo è di nuovo sulla Luna! I cinesi stamattina hanno fatto atterrare la sonda Chang’e4 sul lato oscuro del nostro satellite, in particolare nel cratere Von Kàrmàn (vedi foto). La Chang’e4 è la prima navicella ad atterrare sul lato oscuro della Luna, fotografato per la prima volta dalla sonda sovietica Lunik 3 nel 1959. Una curiosità è che oltre ai soliti strumenti (fotocamere, spettrometri, radar…) la sonda contiene anche semi di piante e uova di insetti per vedere se possano svilupparsi in un ambiente (camera del lander) in cui le condizioni sono uguali a quelle che troviamo sulla Terra, a parte la forza di gravità. Ne vedremo di sicuro delle belle.
A presto!

Sara

https://www.youtube.com/watch?v=j3Jm5POCAj8

Ultima Thule (credit: NASA)

Cratere Von Kàrmàn

C’è acqua su Bennu!

Mega ciao!
Non ci crederete, ma un fenomeno ha lanciato una nuova teoria: la Terra ha la forma di una ciambella (a Homer Simpson piace moltissimo questo elemento). Li sentite anche voi Eratostene, Copernico, Keplero, Einstein, Hawking e tutti i più grandi scienziati del passato rivoltarsi nella tomba? Dopo questa notizia che vi avrà sicuramente strappato una risata disperata/isterica passiamo a cose serie. Tempo fa vi avevo parlato della partenza della sonda OSIRIS-REx, la prima sonda destinata ad andare su un asteroide, raccoglierne un campione e tornare sulla Terra in modo che gli scienziati della NASA possano analizzarlo. Ebbene la sonda è arrivata in prossimità di Bennu (qui sotto l’immagine realizzata dalla NASA) e ha fatto una scoperta eccezionale: ha trovato tracce di molecole contenenti idrogeno ed ossigeno legati tra loro. In particolare sembra che l’argilla, che forma la zona analizzata dallo spettrometro della sonda, contenga acqua! Bennu è troppo piccolo per poter ospitare acqua liquida, ma pare che il corpo più grande da cui si è formato ne avesse. Questo rende l’asteroide molto interessante e potrebbe permetterci di capire come si sono formate e che composizione chimica avevano le prime sostanze volatili ed organiche all’interno del Sistema Solare. Il rientro della sonda è previsto per il 2023 e ci aspettiamo delle scoperte sensazionali.
A presto!

Sara

Image credits:  NASA/Goddard/University of Arizona

Voyager 2 esce dall’eliosfera

Mega ciao!
Scusate l’assenza ma sono persa nei meandri della fisica quantistica. Vi avevo promesso una serie di post per fornirvi le prove scientifiche del fatto che la Terra non è piatta. Questi post arriveranno prossimamente.
Oggi parliamo della sonda Voyager 2. Ieri è arrivata la notizia dalla NASA che la sonda ha finalmente lasciato l’eliosfera, cioè quella bolla protettiva creata dal campo magnetico solare. Ci sono giornali che stanno dicendo che, per questo motivo, la Voyager 2 ha lasciato il Sistema Solare: NON E’ VERO!!! La sonda si trova ancora ben all’interno del nostro sistema, a soli 18 miliardi di chilometri di distanza dalla Terra! Questo significa solo che comunicare con la sonda è un po’ complicato: ci vogliono circa 16 ore e mezza perchè un segnale proveniente dalla Voyager arrivi sulla Terrra e altre 16 ore e mezza perchè un comando digitato dal centro di controllo arrivi alla sonda.
I confini del Sistema Solare invece vengono posti al termine della Nube di Oort, cioè una regione in cui sono presenti le comete che si estende da circa 1000 unità astronomiche di distanza dal Sole a circa 100 mila unità astronomiche. L’unità astronomica è definita come la distanza tra la Terra ed il Sole, che è di circa 150 milioni di chilometri. Quindi se volete fare le dovute conversioni, per capire a quanti chilometri corrisponde il confine esterno della nube di Oort, vi basterà moltiplicare 100 mila unità astronomiche per 150 milioni di chilometri: risultano circa 15 mila miliardi di chilometri. La Voyager 2 ci metterà circa 300 anni per arrivare all’inizio della nube di Oort e circa 30 mila anni per raggiungerne il confine ed uscire finalmente dal Sistema Solare.
A presto!

Sara

 

Immagine della NASA

Nuvoloso con possibilità di pioggia saturniana

Mega ciao!
Vi ricordate della mitica sonda Cassini che è andata ad esplorare Saturno, i suoi satelliti e il suo sistema di anelli? La sonda ha cessato la sua attività l’anno scorso, ma i dati raccolti sono talmente tanti che gli scienziati li stanno ancora elaborando e stanno continuando a scoprire cose nuove, interessanti e talvolta bizzarre. Una delle ultime notizie saturniane è che sul pianeta piove! Piove?!!! Cosa?!! Le piogge sono molto particolari: sono formate da composti organici intrappolati in piccoli granelli d’acqua. Tra i composti troviamo metano, ammoniaca, monossido di carbonio, anidride carbonica ed azoto. Questi hanno una composizione diversa dai composti trovati su Encelado e Titano, dunque sembra proprio che nel sistema di Saturno sia presente una terza riserva di composti organici. Dove si trova questa riserva? Bella domanda!
Se volete saperne di più riguardo alla missione Cassini e al secondo pianeta gigante del nostro Sistema Solare, vi aspetto il 19 ottobre alle ore 21:00 allo spazio espositivo del Lanificio Conte per la conferenza dal titolo “Saturno: il Signore degli Anelli Spaziale”.
A presto!

Sara

Immagine ripresa dalla sonda Cassini.