WD 1856 b: l’esopianeta sopravvissuto

Mega ciao!

Le ultime settimane sono state ricche di notizie astronomiche pazzesche, a partire dall’annuncio di LIGO della scoperta della fusione di due buchi neri che hanno prodotto un buco nero di massa intermedia. Questa settimana è arrivata la strabiliante scoperta della fosfina nell’atmosfera di Venere, che potrebbe indicare la presenza di microrganismi nelle nubi.

Ma non è finita qui!

Sempre questa settimana TESS, il satellite che sta cercando pianeti extrasolari, ha scoperto un pianeta eccezionale. A circa 80 anni luce di distanza da noi, nella costellazione del Dragone, attorno ad una stella di 10 miliardi di anni c’è WD 1856 b. Il pianeta è un grande gigante gassoso, circa 14 volte più grande di Giove, che orbita attorno alla sua stella in circa 34 ore terrestri. Quindi è praticamente una specie di Speedy Gonzales spaziale. Per darvi un confronto, Mercurio orbita attorno al Sole in circa 87,969 giorni terrestri, cioè in 2111,256 ore terrestri. Pertanto WD 1856 b va circa 62 volte più veloce di Mercurio. Ma non è questo il motivo che rende il pianeta eccezionale.

WD 1856 b è il primo pianeta scoperto ad orbitare attorno ad una nana bianca! Pazzesco!

Adesso vi starete domandando perchè questa notizia è così esaltante. Le nane bianche sono cadaveri stellari, che ci danno una buona idea di come finirà il nostro Sole. Stelle di massa simile al Sole trascorrono la maggior parte della loro vita sulla sequenza principale, cioè bruciando l’idrogeno tramite reazioni nucleari e trasformandolo in elio. Finito l’idrogeno si espandono in stelle molto più grandi, chiamate giganti rosse, e bruciano l’elio, tramite una reazione chiamata reazione a 3 alfa, trasformandolo in carbonio. Attenzione che quando dico che la stella si espande intendo che diventa molto più grande. Per esempio, il Sole quando si trasformerà in una gigante rossa arriverà ad inglobare l’orbita di Marte, quindi passerà da un raggio di circa 695500 km ad uno di circa 227 milioni 936 mila e 637 chilometri. Un gran bel salto di qualità, non vi pare? In questa espansione ovviamente disintegrerà tutti e quattro i pianeti interni, quindi abbiamo circa 5 miliardi di anni per cercare di capire come lasciare la Terra e dove andare a vivere. Una volta finito di bruciare tutto l’elio la stella non riuscirà a raggiungere temperature abbastanza elevate da innescare il bruciamento del carbonio. Quindi espellerà gli strati più esterni del suo inviluppo, che andranno a formare una nebulosa planetaria, mentre il nucleo si contrarrà su sè stesso, si rimpicciolirà e diventerà una nana bianca. Le nane bianche sono molto più piccole rispetto alla stella di partenza, con un diametro di qualche migliaio di chilometri, ma sono estremamente più dense. La creazione di una nana bianca di solito distrugge completamente tutti i pianeti che le stanno attorno, ma WD 1856 b è rimasto intero e, come abbiamo visto, si trova molto vicino alla sua stella. Questo è stranissimo perchè la forza di gravità delle nane bianche tende a distruggere tutto quello che gli passa troppo vicino. Per cercare di spiegare la presenza del pianeta vicino alla stella è stato proposto che si sia formato 50 volte più lontano e sia successivamente migrato verso l’orbita attuale. Si sa che oggetti piccoli e lontani, come asteroidi e comete, possono migrare verso le regioni interne di un sistema planetario contenente una nana bianca, ma di solito vengono distrutti dalla sua grande forza di gravità. Questa è la prima volta che viene osservato un pianeta formato in una regione esterna del suo sistema planetario e che è migrato verso l’interno rimanendo intatto. Troppo forte!

A presto!

Sara

Rappresentazione artistica di WD 1856 b (Image credits: NASA)

C’è vita su Venere?

Mega ciao!

Come state? Io sono ancora supergasatissima per la notizia spettacolare annunciata ieri dalla Royal Astronomical Society. Ringrazio tutti quelli che mi hanno seguita mentre pubblicavo simultaneamente le parti più succulente dell’evento. Direi però che è necessario andare ad analizzare con calma e in un unico post tutto quello che è stato detto. Siete pronti? Bene! Partiamo!

La scoperta eccezionale riguarda Venere, il secondo pianeta in ordine di distanza dal Sole. Prima procedere nell’analisi vediamo le sue caratteristiche principali. Venere è un pianeta roccioso, con dimensioni simili a quelle della Terra. La maggiore vicinanza al Sole però rende l’ambiente totalmente diverso da quello terrestre e assolutamente inospitale. Infatti su Venere non piove. Perchè le piogge sono importanti? Semplice: sulla Terra hanno permesso al suolo di assorbire la maggior parte dei gas serra emessi dai vulcani. Su Venere invece il gas ha continuato ad accumularsi in atmosfera, sfociando in un effetto serra enorme: 475°C in aumento. L’accumularsi di tutto questo gas provoca anche un’elevata pressione atmosferica: 95 atmosfere (cioè un’atmosfera 95 volte più pesante della nostra). Infine, in atmosfera troviamo una grande quantità di acido solforico, che condensa in goccioline e cade al suolo. Insomma piogge acide come se non ci fosse un domani (ad Alien piace questo elemento). Ottimo! Avete capito che Venere è un’ottima destinazione per le vacanze estive solo se volete morire malissimo (muhahahahahahahahah).

Quale notizia da Venere potrebbe mai essere giunta per far saltare sulla sedia tutti noi poveri astronomi nerd? Hanno trovato la fosfina nelle nuvole del pianeta! E che roba è? Perchè è importante? La fosfina, o PH_3, è una molecola molto particolare che può essere generata in diversi modi: da processi geologici, come eruzioni vulcaniche, o da reazioni chimiche in ambienti ricchi di idrogeno, oppure da processi biologici. In particolare, possiamo trovare la fosfina nelle atmosfere di Giove e Saturno, composte principalmente da idrogeno ed elio. In questi pianeti la fosfina viene prodotta negli strati profondi dell’atmosfera, ad alte temperature e pressioni, e viene trasportata negli strati esterni dai moti convettivi. Le superfici solide dei pianeti rocciosi costituiscono una barriera che delimita gli strati interni. In questi casi la fosfina verrebbe distrutta rapidamente tramite processi di ossidazione nella loro crosta o nell’atmosfera.

La fosfina però viene prodotta anche da processi biologici. In particolare, nell’atmosfera terrestre la fosfina è presente con un’abbondanza di qualche parte per trilione ed è un segno inequivocabile della presenza di attività umana o di microrganismi. Infatti le forme di vita producono questo gas altamente riducente anche in un ambiente ossidante. Quindi la fosfina è considerata un biomarcatore, cioè una molecola che identifica la presenza di attività biologica.

La fosfina è stata identificata per la prima volta nell’atmosfera di Venere nel 2017 con il James Clerk Maxwell Telescope, ad una lunghezza d’onda di 1.123 mm. La stessa riga spettrale è stata osservata grazie all’Atacama Large Millimetre/submillimetre Array (ALMA) nel 2019. Questo è molto importante perchè, se fate delle osservazioni o degli esperimenti, una delle cose più importanti quando si parla di scienza è che le osservazioni devono essere confermate e gli esperimenti devono essere ripetibili da chiunque. Quindi la conferma di ALMA ci dice che l’osservazione del 2017 non era dovuta ad errori strumentali o ad un’analisi svolta male (che top!). I dati dei due telescopi concordano sulla velocità e larghezza della riga e sono consistenti per quanto riguarda la profondità della riga. E’ stato escluso che la riga fosse dovuta alla contaminazione da parte di altri gas. L’unico gas che potrebbe contaminare il risultato è il biossido di zolfo, ma l’analisi indica che mimerebbe solamente la forma della fosfina ed è stato escluso. Non esistono altre specie chimiche in grado di produrre le caratteristiche osservate, quindi l’osservazione della fosfina è confermata per i seguenti quattro motivi:

1- l’assorbimento è stato osservato con profondità della riga comparabili da due telescopi indipendenti;

2- le misure della riga risultano consistenti usando metodi di elaborazione diversi;

3- la sovrapposizione degli spettri ottenuti dai due telescopi non mostra caratteristiche negative;

4- non ci sono altri candidati possibili per spiegare questa riga.

La velocità della riga della fosfina risulta di qualche chilometro al secondo, tipica dell’assorbimento nell’alta atmosfera di Venere. Grazie a delle tecniche si può convertire il profilo della riga nella distribuzione verticale di questa molecola, ma ci sono delle incertezze dovute al fatto che non si conosce bene la diluizione e la pressione di allargamento della riga. Si stima comunque che il continuo da cui si vede l’assorbimento è originato ad un’altitudine di 53-61 km, nello strato di nubi medio/alto. Quindi la fosfina dovrebbe trovarsi almeno a quell’altitudine, in cui la temperatura e la pressione sono rispettivamente di 30°C e di 0.5 bar. Tuttavia la fosfina potrebbe formarsi ad altitudini minori, in ambiente quindi più caldo, e diffondere poi verso l’alto. La fosfina è stata identificata a latitudini medie, mentre ai poli è assente.

L’abbondanza della fosfina in atmosfera di Venere è stata calcolata confrontando i dati del JCMT con i modelli ed è risultata di compresa tra circa 20 e 30 parti per miliardo. Questi valori sono molto alti per un’atmosfera ossidante come quella di Venere.

Per cercare di spiegare la presenza di fosfina sono stati analizzati diversi scenari:

– eventi energetici come i fulmini. Possono verificarsi in atmosfera di Venere ma produrrebbero una quantità di fosfina molto inferiore a quella osservata;

– attività vulcanica. Dovrebbe essere almeno 200 volte superiore rispetto a quella sulla Terra per rilasciare in atmosfera abbastanza fosfina. Gli studi topografici hanno però evidenziato che i vulcani attivi su Venere sono troppo pochi;

– meteoriti. Possono portare fosforo su un pianeta, ma in questo caso non sono sufficienti a spiegare la fosfina;

– processi esotici. Ad esempio processi di frizione o protoni del vento solare possono generare la fosfina, però la quantità è troppo bassa.

In conclusione, la fosfina in atmosfera di Venere non può essere prodotta da processi geologici o chimici conosciuti. Potrebbe originarsi da processi sconosciuti o dalla presenza di forme di vita. Servono ovviamente ulteriori analisi in quanto la composizione e stratificazione dell’atmosfera del pianeta non è ancora conosciuta. Comunque è stato proposto che le celle di circolazione di Hadley, situate a latitudini medie, potrebbero offrire un ambiente stabile per la vita. Il tempo di circolazione è di 70-90 giorni, perfetto per la riproduzione di microrganismi (se questi sono simili a quelli terrestri). La fosfina non è stata rilevata a latitudini superiori ai 60°, consistente con il limite superiore proposto per le celle di Hadley in cui il gas circola ad altitudini minori.

Questa scoperta pazzesca non è ancora una prova certa della presenza di vita, che sarebbe decisamente difficile da spiegare in un ambiente iper acido come le nuvole di Venere, però fa ben sperare. Solo con future analisi e, possibilmente, con sonde che andranno ad esplorare il pianeta riusciremo a scoprire se la presenza di fosfina è dovuta veramente a delle colonie di microrganismi che popolano le nuvole di Venere.

A presto!

Sara

Eclissi fasulle

Mega ciao!

Vi siete divertiti alla diretta di ieri sera?Per chi non c’era questo post è assolutamente necessario!Negli ultimi giorni in diversi giornali e su Sky Tg24 è uscita la notizia che il 27 luglio ci sarà l’eclissi di Luna più lunga del secolo, detta anche (secondo loro) Luna di sangue. Mi dispiace distruggere i vostri sogni di ammirare al telescopio un evento così sensazionale, ma devo dirvi che non è vero! Ci sono due condizioni necessarie perchè si verifichi un’eclissi:

– la Luna deve trovarsi in uno dei nodi, cioè in uno dei punti di intersezione tra la sua orbita e quella della Terra;

– la Luna deve essere piena.

Il 27 luglio la Luna sarà al primo quarto, quindi non c’è assolutamente nessuna possibilità che vada in eclissi!I giornali hanno sbagliato di un paio d’anni. Se vi ricordate il 27 luglio 2018 c’è stata un’eclissi di Luna pazzesca che abbiamo osservato insieme a Schio. All’osservazione pubblica organizzata dal nostro gruppo hanno partecipato circa 800 persone. E’ stato bellissimo! Il 27 luglio di quest’anno non vedrete nessuna eclissi, ma per consolarvi ci sono tante altre belle cose visibili in cielo: nebulose, galassie, ammassi stellari, Albireo e un po’ di pianeti.

La prossima eclissi di Luna visibile dall’Italia sarà il 16 maggio 2022. Avete quindi tutto il tempo per tirare a lucido i telescopi!

A presto!

Sara

Mega ciao!
Purtroppo da noi l’eclissi non si è vista in quanto la Luna era già dietro alle montagne. Però direi che è stata una bella serata di osservazione. Visto Albireo, una bellissima stella doppia prospettica nella costellazione del Cigno. Le doppie prospettiche sono due stelle che noi vediamo molto vicine solamente a causa della prospettiva, mentre in realtà sono lontane l’una dall’altra e quindi non sono legate gravitazionalmente. Albireo è comunque una delle doppie più belle del cielo perchè, anche con un piccolo telescopio, potete vedere il diverso colore delle due stelle: una è azzurra mentre l’altra è arancione.
Poi abbiamo visto Giove, il pianeta gigante del Sistema Solare, che aveva le fasce colorate che risaltavano particolarmente bene!
Infine il Signore degli Anelli, il mitico Saturno, il secondo gigante del nostro sistema ieri era spettacolare! Si vedeva perfettamente la divisione di Cassini, una divisione tra due fasce di anelli che prende il nome dall’astronomo che l’ha scoperta. Gli anelli di Saturno sono composti da corpi rocciosi, con dimensioni che vanno da pochi centimetri a quelle di una montagna, ricoperti da uno strato di ghiaccio d’acqua dall’enorme potere riflettente: riflette il 60% della luce che gli arriva dal Sole!
Voi vi siete alzati stanotte? Siete riusciti ad osservare qualcosa di interessante?
A presto!

Sara

Albireo
Giove (Image credits: NASA)
Saturno (Image credits: NASA)

Un nuovo baby pianeta

Mega ciao!
Sapete che uno dei campi astronomici più lanciati negli utimi anni è quello della ricerca di pianeti extrasolari, cioè di pianeti che orbitano attorno a stelle diverse dal Sole. A cosa serve cercare questi oggetti? E’ interessante provare a capire se nella Via Lattea ci sono sistemi planetari simili al nostro, se ci sono pianeti simili alla Terra, se questi pianeti si trovano nella fascia di abitabilità, cioè nella regione del sistema planetario in cui le temperature sono tali da permettere la presenza di acqua liquida, e se ci sia vita al di fuori della Terra. Per questi motivi nel corso degli anni sono state dedicate diverse missioni alla ricerca dei pianeti extrasolari. Una delle più famose è il telescopio spaziale Kepler, che monitorava la luminosità di 148000 stelle per cercare le tracce tipiche del transito del pianeta sul disco stellare. Anche se ogni tanto vengono pubblicate nuove scoperte fatte, Kepler è in pensione da un po’ ed è stato sostituito da TESS.
Proprio questa settimana è stata annunciata una scoperta molto interessante fatta proprio da questa missione: un pianeta appena nato che orbita attorno alla stella AU Mic. Come facciamo a sapere che è un neonato? Semplice: AU Mic è una stella nana rossa con un’età stimata tra i 20 milioni e i 30 milioni di anni. Insomma è talmente giovane che è come se fosse nata ieri! So che questo può sembrarvi assurdo! Come posso dire che una stella con un’età del genere è giovane? Provate a pensare alla durata della fase principale della vita di una stella, cioè a quel periodo in cui brucia l’idrogeno tramite reazioni nucleari e lo trasforma in elio. Per una stella come il Sole la fase principale dura circa 10 miliardi di anni, mentre per AU Mic durerà molto di più, perchè è una stella più piccola rispetto al Sole. Nella scala di vita delle stelle dire che AU Mic ha 30 milioni di anni equivale a dire che è nata ieri, quindi anche il pianeta si è praticamente appena formato. La stella si trova ad una distanza di circa 31.9 anni luce nella costellazione del Microscopio. La cosa interessante è che, essendo così giovane, la maggior parte della sua energia non è data dal bruciamento nucleare ma dalla contrazione. Il pianeta è di tipo nettuniano e si trova praticamente in braccio alla sua stella: le orbita attorno in appena 8.5 giorni terrestri. Si pensa che si sia formato molto più distante, ma è migrato nell’orbita attuale a causa dell’interazione gravitazionale con altri pianeti o con il disco di gas che circonda la stella. Essendo un gigante gassoso e vista la vicinanza con la stella è improbabile che ci sia vita, ma questa scoperta è comunque molto interessante e porta TESS alla bellezza di 52 pianeti confermati!
A presto!

Sara

Rappresentazione artistica del sistema AU Mic (Image credits: NASA)

L’oggetto compatto mancante!

Mega ciao!
NOTIZIA BOMBA!
LIGO e Virgo, i due rivelatori di onde gravitazionali (per cui, come sempre, sia lodato Kip), hanno fatto una scoperta eccezionale: la fusione di un buco nero di 23 masse solari con un oggetto compatto misterioso di 2.6 masse solari. Cosa c’è di strano? Per capirlo facciamo un passo indietro. Ormai sapete che, a seconda della massa, la morte di stelle molto massicce, che nel corso della loro vita riescono ad innescare il bruciamento di tutti gli elementi successivi al carbonio fino ad arrivare ad un nucleo di ferro-nichel, può risultare nella formazione di una stella di neutroni o di un buco nero. Le stelle di neutroni per poter rimanere in equilibrio devono avere una massa non superiore alle 2.5 masse solari, altrimenti collasserebbero. Il buco nero meno massiccio mai osservato ha una massa di appena 5 masse solari. Quindi vedete che c’è un divario abbastanza grande tra la massa della stella di neutroni più massiccia e quella del buco nero meno massiccio. A questo punto sorge una domanda fondamentale: è possibile che esista qualche oggetto in questo buco tra stelle di neutroni e buchi neri? Oggi finalmente è arrivata la risposta! Non si sa ancora se l’oggetto di 2.6 masse solari scoperto sia il buco nero più leggero o la stella di neutroni più pesante scoperta fino ad oggi. Comunque è un risultato pazzesco! Vi dirò di più: questo cambierà il modo di pensare a buchi neri e stelle di neutroni in quanto il divario di massa potrebbe non esistere affatto. Infatti potrebbe essere dovuto solo alle nostre limitate capacità osservative. La fusione di questo misterioso oggetto con il buco nero di 23 masse solari è risultata in un buco nero di 25 masse solari. Adesso vi starete chiedendo se ho fatto male i conti dato che 23 + 2.6 = 25.6! La risposta è: ovviamente no! Quelle 0.6 masse solari di scarto sono state espulse sotto forma di energia, in particolare sotto forma di onde gravitazionali. Il segnale captato da LIGO e Virgo, denominato GW190814 arriva da una distanza di circa 800 milioni di anni luce, ma non è stata trovata la sua controparte ottica. Cosa significa? Dal 2017 è nata l’astrofisica multi-messaggero in cui quando viene captata un’onda gravitazionale tutti gli osservatori terrestri che funzionano alle più disparate lunghezze d’onda (dai raggi X agli UV, dall’ottico all’infrarosso e al radio) si coordinano per cercare la sorgente elettromagnetica del segnale. In questo caso non è stato trovato nulla. Risulta infatti complicato trovare una controparte elettromagnetica della fusione di due buchi neri o di un buco nero con un altro oggetto. E’ più semplice nel caso in cui si fondano due stelle di neutroni, in quanto tirano un bel botto: esplodono in una kilonova.
Come faremo a capire se l’oggetto di 2.6 masse solari era un buco nero o una stella di neutroni? Dall’osservazione di altri oggetti simili. Infatti questo evento ha gettato le basi per lo studio di una nuova categoria di sistemi binari compatti. Ci si aspetta che questo non sia l’unico sistema binario della sua specie, ma che ce ne siano un sacco in giro per l’universo. La ricerca e lo studio dei parametri e dell’evoluzione di questi sistemi sarà fondamentale ed entusiasmante nei prossimi anni.
A presto!

Sara

Image credits: LIGO

Una stella di neutroni giovanissima

Mega ciao!
Gli astronomi, utilizzando il satellite XMM-Newton, hanno scoperto una stella di neutroni giovanissima, situata nella costellazione del Sagittario ad appena 16000 anni luce di distanza da noi. L’oggetto in questione ha appena 240 anni. Adesso starete pensando che devo essere ubriaca per dire che avere 240 anni è essere giovani. Tranquilli, stamattina ho bevuto solo caffè! Noi astronomi misuriamo l’età in modo un po’ diverso. Avere 240 anni nello spazio equivale ad essere appena nati. Infatti l’universo ha circa 13 miliardi e 700 milioni di anni, il Sole ha 4 miliardi e 700 milioni di anni, il Sistema Solare ne ha 4 miliardi e 500 milioni e una stella come il Sole passa nella sequenza principale circa 10 miliardi di anni. Per questo motivo diciamo che la stella di neutroni osservata è giovane! Come si formano le stelle di neutroni? Dalla morte di stelle molto massicce, con masse comprese tra 11 e 25-30 masse solari. Quando la stella finisce di bruciare tutto il suo carburante e arriva ad avere un nucleo composto da ferro e nichel potete considerarla come un’insieme di gusci concentrici fatti da elementi diversi. In pratica la stella sarà una specie di gigantesca cipolla spaziale! Partendo dal centro e andando verso l’esterno trovate: ferro – nichel, silicio – zolfo, ossigeno – neon – magnesio, carbonio – ossigeno, elio, idrogeno – elio. Questa cipolla spaziale non riesce più a sostenere il suo stesso peso, perchè il ferro al suo centro non può bruciare. Infatti il bruciamento di questo elemento avviene solo tramite reazioni endotermiche, cioè che richiedono energia per poter avvenire. Alla natura queste reazioni non piacciono, preferisce decisamente quelle esotermiche, cioè che liberano energia. Quindi la stella collassa. Questo significa che le particelle vengono spinte sempre più vicine mentre cadono verso il centro della stella a causa della forza di gravità. Ad un certo punto però succede una cosa interessante: i neutroni diventano degeneri, cioè sono spinti ad occupare degli stati che sono vietati dalle regole della fisica classica. La cosa fortissima è che la degenerazione può produrre una pressione talmente alta da riuscire a bilanciare la forza di gravità, quindi il collasso si ferma. Al centro rimane una stella di neutroni, mentre gli strati esterni rimbalzano su quelli interni e vengono espulsi in modo esplosivo in una supernova. La stella di neutroni sarà molto più piccola di quella di partenza, ma sarà estremamente più densa: un cucchiaino riempito del materiale della stella pesa 4 miliardi di tonnellate. Tornando alla nostra giovane stella di neutroni, oltre all’età ha un’altra caratteristica molto interessante: un campo magnetico potentissimo. Questo è 1000 volte più forte del campo magnetico di una stella di neutroni normale e 100 milioni di volte maggiore rispetto al magnete più potente prodotto sulla Terra. Per questo motivo fa parte della categoria delle magnetar! Queste stelle non sono molto comuni. Infatti sono state scoperte circa 3000 stelle di neutroni e solo 31 magnetar. Questa scoperta è importantissima perchè può aiutare a migliorare i modelli sull’evoluzione delle magnetar, che prevedono che queste stelle siano molto più attive quando sono giovani.
A presto!

Sara

Rappresentazione artistica della stella di neutroni (Image credits: NASA)

10, 100, 1000 buchi neri

Mega ciao!
Notizia bomba pubblicata ieri dalla NASA. Vi ricordate che tempo fa vi avevo parlato di Sgr A*? E’ il buco nero supermassiccio situato al centro della nostra Via Lattea, ad una distanza di circa 8000 parsec da noi. Sgr A* ha una massa di circa 3 milioni e 610 mila masse solari, calcolata grazie allo studio dei parametri orbitali delle stelle nelle regioni centrali della nostra galassia. In particolare da osservazioni svolte a partire dai primi anni ’90 si è scoperto che la stella S2 compie un’orbita ellittica attorno ad un punto in cui non c’è nulla in 15.2 anni, con semiasse minore e maggiore rispettivamente di 17 ore luce e 5.5 giorni luce. Noti questi parametri è stata calcolata la massa del buco nero.
Ieri Sgr A* è tornato a far parlare di sè perchè gli astronomi hanno scoperto che ci sono migliaia di buchi neri, con una massa compresa tra 5 e 30 masse solari, nelle regioni attorno a questo gigante. In particolare, questi oggetti si troverebbero tutti entro 3 anni luce di distanza da Sgr A* e, secondo i modelli, sarebbero circa 20000. Insomma una gran bella popolazione di oggetti compatti che potranno essere studiati grazie all’osservatorio per i raggi X Chandra. Infatti, come ben sapete, i buchi neri sono neri, quindi possono essere rivelati in X grazie alla presenza del disco di accrescimento, un disco di polvere e gas che spiraleggia verso l’oggetto compatto, che nelle regioni interne può raggiungere milioni di gradi ed emettere radiazione ad alta energia.
A presto!

Sara

Il buco nero più vicino mai osservato!

Mega ciao!
Pronti per la notizia bomba? E’ stato scoperto il buco nero più vicino alla Terra mai osservato! E’ situato nel sistema triplo HR 6819 nella costellazione del Telescopio a soli 1000 anni luce di distanza. La scoperta è stata fatta durante lo studio di un sistema binario, cioè di due stelle talmente vicine da essere legate gravitazionalmente l’una all’altra. Gli astronomi si sono accorti che le orbite delle due stelle erano un po’ strane: una delle due orbitava attorno ad un punto in cui non si vedeva assolutamente niente in circa 40 giorni. In base ai parametri orbitali è stato possibile calcolare la massa dell’oggetto che è risultata di circa 4 masse solari. Questo può essere solamente un bellissimo buco nero, che se ne sta lì tranquillo senza interagire mangiare la materia delle stelle compagne! Il fatto che il buco nero sia quiescente e, quindi, proprio nero, conferma che nella Via Lattea potrebbero esistere un sacco di buchi neri che giocano a nascondino. Questa scoperta fa supporre che anche un altro sistema, chiamato LB-1, potrebbe ospitare un buco nero. Fantastico!
A presto!

Sara

Rappresentazione artistica del sistema HR 6819 (Image credits: ESO)

Chi si laurea?

Mega ciao!
Scusatemi, non ho più pubblicato niente, ma queste ultime settimane sono state folli! Ieri ho consegnato la Tesi e venerdì si vola verso la laurea! Laurea in cosa? Secondo voi? L’unica cosa che mi appassiona veramente: astronomia! Pensate che ho deciso quando avevo 10 anni che avrei fatto l’astronoma, grazie alla mitica maestra Paola che a scuola, parlandoci del Sistema Solare, mi ha fatta appassionare allo studio del nostro meraviglioso universo! La mia Tesi però non parla di pianeti ma di un bellissimo oggetto collassato. Titolo: “Evoluzione fotometrica comparata del candidato buco nero di massa intermedia ESO 243-49 HLX-1 e del suo ambiente”. E’ stato veramente divertente creare il modello della distribuzione di brillanza superficiale della galassia e fare la fotometria di apertura della controparte ottica del buco nero. Non vi dico di più perchè mi è appena arrivata l’onda d’urto provocata dall’esplosione dei vostri cervelli dopo aver letto le due frasi qui sopra. Vi prometto che la settimana prossima tornerò a pubblicare regolarmente, partendo dalla spiegazione dell’ultimo ASTROQUIZ!
A presto!

Sara