La scoperta delle “nebulose a spirale”

Mega ciao!
Qualche decennio dopo la pubblicazione del Nuovo Catalogo Generale, l’astronomo irlandese William Parsons costruì il Leviatano di Parsonstown, il telescopio riflettore più grande dell’epoca, con un diametro di 1.8 metri. Con questo strumento Parsons andò a studiare le deboli nebulose dei cataloghi Messier e NGC. Scoprì che questi oggetti potevano essere suddivisi in due grandi categorie: a forma ellittica e a spirale. Le “nebulose” ellittiche apparivano completamente prive di dettagli, simmetriche e con una distribuzione di luce regolare, mentre le altre mostravano una struttura non simmetrica e con la presenza di bracci a spirale. L’astronomo disegnava gli oggetti che osservava e, come potete vedere dall’immagine qui sotto, i suoi disegni erano tanto precisi e dettagliati da risultare paragonabili alle immagini riprese con le lastre fotografiche. Una delle “nebulose a spirale” studiate e analizzate da Parsons è M51, la galassia Whirlpool situata nella costellazione dei Cani da Caccia. Qui potete notare i bracci a spirale e due nuclei. Infatti la galassia sta andando incontro al fenomeno del minor merger, cioè la grande spirale si sta “mangiando” una galassia più piccola.
To be continued…

Sara

William Parsons
Il Leviatano di Parsonstown
Disegno della “nebulosa a spirale” M51 realizzato da William Parsons

William Herschel e il catalogo NGC

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Uno degli astronomi più produttivi della fine del 1700 fu William Herschel. Famoso anche nel campo della fisica per aver scoperto la radiazione infrarossa, William Herschel condusse uno studio sulle stelle doppie, cioè due stelle talmente vicine da essere legate gravitazionalmente l’una all’altra. Una bella sera del 1781, mentre stava osservando il campo stellare che gli interessava, William notò la presenza di un pallino un po’ nebuloso. Inizialmente pensò che si trattasse di una cometa, ma, grazie alle numerose osservazioni che permisero di determinarne l’orbita, stabilì che quel pallino in realtà era un altro pianeta, situato oltre l’orbita di Saturno. Herschel aveva scoperto il settimo pianeta del Sistema Solare: Urano.
Ma perchè vi sto parlando di questo straordinario astronomo? Negli anni che seguirono la pubblicazione del Catalogo Messier, di cui vi ho parlato nel post precedente, anche Herschel cominciò a studiare gli oggetti di profondo cielo e pubblicò diversi cataloghi che ne riportavano le posizioni e le caratteristiche. Il nostro William scoprì oltre 2400 nebulose! Attenzione però che alcune di queste in realtà sono galassie, ma all’epoca non si sapeva ancora. Il catalogo di Herschel è stato integrato con gli oggetti non stellari scoperti da altri astronomi e la sua versione definitiva è stata pubblicata nel 1888 con il nome di “New General Catalogue” (NGC). Il catalogo NGC contiene 7840 oggetti, tra nebulose, ammassi stellari e galassie.
To be continued…

Sara

La scoperta delle nebulose

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Abbiamo visto che fu Edwin Hubble a scoprire che le cosiddette “nebulose a spirale” si trovavano fuori dalla Via Lattea ed erano pertanto altre galassie. Andiamo ad analizzare attraverso un po’ di storia dell’astronomia come si è arrivati a questa scoperta.
La storia comincia con un cacciatore di comete: Charles Messier. Questo astronomo nelle sue serate di osservazione sondava il cielo alla ricerca delle comete, cioè di oggetti rocciosi di dimensioni variabili ricoperti da uno strato di ghiaccio d’acqua. Le comete si trovano in orbite ellittiche attorno al Sole e, nel loro percorso, possono passare attraverso il Sistema Solare interno. Man mano che si avvicinano al Sole ricevono più calore, quindi il ghiaccio si scioglie e libera nello spazio le polveri che vi erano intrappolate. Queste vanno a formare la chioma e la coda delle comete, rendendole oggetti un po’ nebulosi. Nel 1758, mentre seguiva una cometa nella costellazione del Toro, Messier riportò una scoperta importante: “[la cometa] Entrò nelle corna del Toro. Io scoprii sopra il corno meridionale, a poca distanza dalla stella Z di questa costellazione, una luce biancastra, allungata similmente alla luce di una candela, non contenente nessuna stella”. L’astronomo aveva appena scoperto la Nebulosa del Granchio! Messier, nella sua ricerca di comete, si imbattè un sacco di volte in oggetti nebulosi che a prima vista sembravano comete, ma che in realtà erano nebulose, ammassi stellari e galassie. Riportò quindi le loro posizioni in un catalogo di “Nebulose e stelle”, che successivamente prenderà il suo nome. Perchè non l’ha chiamato “Catalogo di nebulose, stelle e galassie”? Per il semplice fatto che all’epoca si pensava che tutti gli oggetti nebulosi facessero parte della Via Lattea. Bisognerà aspettare più di un secolo per arrivare alla scoperta delle galassie.
To be continued…

Sara

Lezioni nelle scuole

Mega ciao!
Scusate l’assenza ma è un periodo un po’ pieno. Oggi fatto lezione alle elementari di Cogollo del Cengio. E’ sempre fantastico vedere i bambini appassionarsi all’astronomia! Con l’aiuto della sfera didattica abbiamo fatto un bel viaggio nel Sistema Solare, alla scoperta di pianeti, satelliti, asteroidi e comete. Se siete interessati ad avere informazioni sulle lezioni che teniamo nelle scuole chiamatemi al numero 3290689207.
A presto!

Sara

SOLUZIONE ASTROQUIZ 29: la scoperta delle galassie

Mega ciao!
Scusatemi il ritardo, ma è un periodo abbastanza pieno.
SOLUZIONE ASTROQUIZ 29
Vi avevo chiesto chi ha scoperto che alcune nebulose non fanno parte della Via Lattea. La risposta corretta è: Edwin Hubble. Infatti Charles Messier è solo il cacciatore di comete che ha stilato un catalogo di 110 oggetti, che prende il suo nome, tra nebulose e ammassi stellari. Questi oggetti infatti a prima vista sono molto simili alle comete, con un aspetto molto nebulare, ma nel corso delle osservazioni si capisce che non lo sono in quanto non si spostano. Dato che gli facevano perdere un bel po’ di tempo nella sua caccia, Messier ha deciso di catalogarli tutti. Però era convinto che facessero parte della Via Lattea. Con l’avvento delle lastre fotografiche gli astronomi si sono accorti che alcune di queste nebulose avevano una forma a spirale. Negli anni ’20 Hubble, analizzando le lastre fotografiche della “nebulosa di Andromeda” si accorse che presentavano alcune stelle con una luminosità variabile. Da uno studio approfondito stabilì che facevano parte di una classe particolare di stelle variabili: le Cefeidi. Queste stelle hanno una relazione ben definita tra luminosità e periodo di variazione, che permette di determinare la magnitudine assoluta e la distanza. Hubble determinò quindi che le 12 cefeidi che facevano parte della “nebulosa di Andromeda” si trovavano a circa 900 mila anni luce di distanza, ponendo la “nebulosa” ben al di fuori della Via Lattea. Questo pose fine al grande dibattito di cui vi parlerò nei prossimi post. Oggi sappiamo che la distanza della galassia di Andromeda è di circa 2 milioni e 100 mila anni luce.
A presto!

Sara

Tutti pronti per il transito di Mercurio

Mega ciao!
Lunedì si avvicina! E dopo questa frase mi starete già maledendo per avervi ricordato quanto corto è il weekend. Ma in realtà non volevo fare terrorismo psicologico. Lunedì ci sarà un evento spettacolare: il transito di Mercurio. Cosa si vedrà? Mercurio è il pianeta più piccolo e più vicino al Sole del Sistema Solare. La sua orbita lo porta a transitare davanti al disco del Sole, esattamente lungo la nostra linea di vista, quindi potremo osservare un piccolo pallino nero passare davanti alla nostra stella. Sarà un evento molto bello, quindi non perdetevelo, altrimenti per assistere al transito successivo vi toccherà aspettare il 2032.
Ovviamente per osservare il transito dovete prendere delle adeguate precauzioni: NON guardate il Sole con un telescopio non dotato di filtro solare! Se lo fate la vostra retina si brucia in meno di un secondo e rimanete ciechi per il resto della vita. Volete osservare l’evento senza dovervi preoccupare? Raggiungeteci in Piazza Falcone Borsellino a Schio! Ci troverete con diversi telescopi dotati di filtri solari. Potrete ammirare il transito con filtri diversi che mettono in evidenza caratteristiche diverse del nostro Sole. Si va dall’astrosolar, con cui è possibile vedere il disco e le macchie solari (quando ci sono), al prisma di Herschel, con cui potrete vedere anche la granulosità. Per chiudere in bellezza avremo anche il Lunt, il telescopio solare, con cui è potrete ammirare le protuberanze.
Siete carichi? Noi si! Vi aspettiamo lunedì dalle 13:30 al tramonto in Piazza Falcone Borsellino!
Se avete bisogno di informazioni sull’osservazione o sulle attività del gruppo astrofili chiamatemi al numero 3290689207.
A presto!

Sara

SOLUZIONE ASTROQUIZ 28: le costellazioni circumpolari

Mega ciao!
SOLUZIONE ASTROQUIZ 28
Il gioco di questa settimana era un vero o falso. L’affermazione a cui bisognava rispondere è: non esiste nessuna costellazione che sia visibile in cielo in ogni stagione. La risposta corretta è: FALSO. Infatti, anche se la maggior parte delle costellazioni visibili cambiano a seconda della stagione, ce ne sono alcune presenti tutto l’anno. Queste si chiamano costellazioni circumpolari e sono situate vicino al polo nord celeste. Cos’abbiamo in questa regione di cielo? Ovviamente la Stella Polare, che indica sempre il nord, situata nella costellazione dell’Orsa Minore. Nonostante quello che pensano in molti, la Stella Polare non è la più luminosa del cielo. Pensate che ha una luminosità talmente scarsa che anche da città con poco inquinamento luminoso fate fatica ad individuarla. Per trovare la Stella Polare vi basta saper riconoscere l’Orsa Maggiore, un’altra costellazione visibile tutto l’anno. Infatti se collegate Merak e Dubhe, due stelle della coda dell’orsa, con una linea immaginaria e prolungate di quattro volte la loro distanza trovate la Stella Polare. Tra le due orse troviamo la costellazione del Drago, che ospita una nebulosa planetaria spettacolare: la nebulosa Occhio di Gatto. Altre costellazioni visibili tutto l’anno sono la Giraffa, Cassiopea, riconoscibilissima per la sua forma a ‘W’, e Cefeo, che ricorda il disegno di una casa che facevamo quando eravamo bambini. Questo ovviamente per quanto riguarda il nostro emisfero. Gli abitanti dell’emisfero sud vedranno costellazioni circumpolari completamente diverse. Da loro la Stella Polare non è visibile, ma il Polo Sud celeste cade più o meno al centro della costellazione dell’Ottante, in una zona quasi priva di stelle, individuabile utilizzando la costellazione della Croce del Sud.
A presto!

Sara

La costellazione dell’Orsa Maggiore
Le costellazioni circumpolari boreali
La nebulosa Occhio di Gatto (Image credits: NASA)
La Croce del Sud

Evoluzione dei residui di supernova – terza parte

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Nei residui di supernova si può definire un istante in cui le condizioni di espansione adiabatica, che abbiamo analizzato nel post di giovedì, non sono più valide. Se il mezzo interstellare ha una densità di atomo/(cm^3), questo istante si verifica dopo 10^5 anni dall’esplosione, ad un raggio di circa 40 pc e per una velocità del gas eiettato di 100 km/s. A questo punto comincia la fase isoterma, che è caratterizzata da perdita di energia. In queste condizioni il moto del gas p determinato dalla conservazione della quantità di moto, secondo il modello per cui il residuo di supernova continua a raccogliere materiale dal mezzo interstellare. In particolare abbiamo che la temperatura in uno stretto guscio corrispondente all’onda d’urto è costante. Nell’immagine qui sotto potete vedere il Cygnus Loop, un residuo di supernova che dovrebbe trovarsi nella fase isoterma.
A presto!

Sara