Eclissi di Luna

Mega ciao!

Vi avviso che domani sera non ci sarà nessuna eclissi di Luna. La bufala dell’eclissi più lunga dei prossimi 100 anni ricompare ciclicamente. Il problema è che non si capisce se venga pubblicata per prendere qualche click in più oppure se chi pubblica queste notizie non sia nemmeno in grado di consultare Wikipedia. Il 27 luglio una spettacolare eclissi di Luna c’è stata ma…nel 2018! Come fare a capire se c’è un’eclissi di Luna? Avete due possibilità:

1- andate su Wikipedia, dove trovate le date delle eclissi di Luna fino al 2030;

2- prendete il calendario lunare. Se nel giorno in questione non c’è la Luna piena allora sapete già che non ci sarà nessuna eclissi.

Quando si verificano le eclissi di Luna?

Ci sono diverse condizioni che devono verificarsi. Come prima cosa la Luna deve essere piena. In secondo luogo, la Terra deve trovarsi tra la Luna e il Sole. La terza condizione è che la Luna deve trovarsi in uno dei due nodi, cioè in uno dei due punti di intersezione tra la sua orbita e quella terrestre. Infatti, l’orbita lunare è inclinata di poco più di 5° rispetto al piano dell’eclittica. Per questo motivo non ci può essere un’eclissi di Luna (o di Sole) ogni volta che c’è la Luna piena (o nuova). Ma quando sarà la prossima eclissi?

Ce n’è una a novembre, ma non sarà visibile dall’Italia. La prossima osservabile da nostro paese sarà il 16 maggio 2022, comincerà alle 1:38, raggiungerà la totalità alle 4:11 e finirà alle 6:23.

A presto!

Sara

Si torna su Europa

Mega ciao!

Grandi notizie! La NASA ha annunciato che nel 2024 la sonda Europa Clipper sarà sparata nello spazio dai Falcon Heavy di SpaceX. Questa missione è particolarmente importante perchè ci riporterà su Europa, uno dei quattro satelliti di Giove scoperti dal buon vecchio Galileo Galilei. La sonda compirà 40-50 flyby, cioè passaggi ravvicinati, di Europa che permetteranno di mappare completamente questo satellite. Ma cosa c’è di speciale su questa piccola luna?

Europa è composta da una crosta di ghiaccio spessa più di 20 km. Con il passaggio delle sonde Voyager si è scoperto che la superficie è caratterizzata da numerosissime spaccature nel ghiacchio. I blocchi sono stati visti slittare l’uno rispetto all’altro e dalle analisi è stato scoperto che lì sotto c’è un oceano d’acqua. Come se questo non fosse abbastanza interessante, grazie alle immagini riprese dal Telescopio Spaziale Hubble è stato visto un getto di materiale sparato nello spazio da una di queste spaccature. Quindi sembra proprio che nell’oceano di Europa o in delle cavità nella crosta di ghiaccio siano presenti delle sorgenti idrotermali. La cosa forte è che queste sorgenti sono presenti anche negli oceani terrestri e sono caratterizzate dalla presenza di una bella varietà di forme di vita: dalle colonie di batteri a gamberetti, molluschi e pesciolini. Che ci sia il sushi gratis su Europa?

Chi lo sa! Europa Clipper potrebbe aiutarci a rispondere a questa domanda. I prossimi anni saranno quindi particolarmente entusiasmanti dal punto di vista dell’esplorazione spaziale!

A presto!

Sara

Rappresentazione di Europa Clipper (Image credits: NASA)

Ho bisogno del vostro aiuto!

Mega ciao!

Purtroppo quest’estate a causa delle norme covid il nostro osservatorio resterà chiuso. Però non mi fermo! Continuerò ad aggiornarvi sulle novità in campo astronomico qui e sulla nostra pagina Facebook. Avete visto che in astronomia le informazioni sono talmente tante che non basterebbe una vita intera per affrontarle tutte. Di sicuro ci sono degli argomenti che vi interessano di più e altri che fareste volentieri a meno di affrontare. Quindi HO BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO!

Di cosa volete che parli nei prossimi post? Scrivete nei commenti le vostre preferenze e cercherò di accontentarvi 😉

A presto!

Sara

Esoluna all’orizzonte

Mega ciao!

Tempo fa vi ho parlato della ricerca di pianeti extrasolari, cioè di pianeti che orbitano attorno a stelle diverse dal Sole. Questo campo è talmente interessante che gli sono state dedicate addirittura delle missioni spaziali come Kepler e TESS. Al momento sono stati confermati 4438 pianeti e ce ne sono altri 4349 in attesa di conferma. A questo punto però sorge una domanda: questi pianeti extrasolari hanno anche delle lune?

Proprio ieri è stata annunciata una scoperta eccezionale: con ALMA (Atacama Millimiter/submillimiter Array) è stato osservato per la prima volta un disco di materiale da cui si sta formando una luna attorno ad un esopianeta. Nella prima immagine qui sotto vedete un disco molto luminoso che circonda la stella PDS 70, situata nella costellazione del Centauro a circa 400 anni luce da noi. Inoltre, a destra della stella, molto vicino al disco protoplanetario, si vede un bel pallino luminoso: è il pianeta PDS 70c, uno dei due giganti gassosi ancora in fase di formazione. Il secondo pianeta non risulta visibile nell’immagine. Nella seconda foto invece si vede un ingrandimento della regione attorno al pianeta. Notate che è circondato da del materiale? Quello è il suo disco circumplanetario. Bellissimo! Pensate che, anche se sembra piccolo, il suo diametro è circa uguale alla distanza Terra-Sole, cioè circa 150 milioni di chilometri. Questo disco contiete talmente tanto materiale che potrerbbe formare ben tre lune.

Lo studio di questo sistema è estremamente importante perchè può darci informazioni fondamentali per capire i processi di formazione dei sistemi planetari.

A presto!

Sara

Il sistema planetario PDS 70 (Image credits: ALMA)
PDS 70c e il suo disco circumplanetario (Image credits: ALMA)

Le Sette Sorelle

Mega ciao!

A richiesta oggi parliamo di uno degli oggetti del catalogo Messier visibili anche ad occhio nudo: M45, che molti di voi conoscono come le “Sette Sorelle” o le Pleiadi. Già osservate al telescopio da Galileo Galilei, le Pleiadi sono un ammasso stellare aperto, situato nella costellazione del Toro a circa 445 anni luce di distanza da noi. Ma cosa sono gli ammassi aperti?

Sono insiemi di stelle molto giovani legate gravitazionalmente l’una all’altra. Si trovano principalmente lungo il piano galattico e, in particolare, sono concentrati verso l’anticentro della nostra galassia. Perchè si trovano proprio sul piano galattico?

La risposta è molto semplice: sul piano della Via Lattea troviamo i bracci a spirale, dove c’è la maggior concentrazione di polvere e gas interstellare. Proprio da queste nuvolette si formano le nuove stelle. Le stelle giovani non hanno ancora avuto il tempo di abbandonare la loro “culla”, quindi si trovano ancora lungo i bracci a spirale. Ma le Pleiadi sono giovani?

Assolutamente si! Pensate che hanno un’età stimata compresa tra i 110 e i 160 milioni di anni, quindi sono giovanissime! A testimonianza di questo fatto, se guardate bene la foto qui sotto vi accorgerete che sono ancora parzialmente immerse nella nube da cui si sono formate. La luce di queste stelle giovani illumina la polvere e il gas, producendo quindi una nebulosa a riflessione. Quante stelle ci sono in questo ammasso?

Conoscete tutti le sue stelle principali, che prendono il nome di “Sette Sorelle”, ma l’ammasso ne contiene molte di più: supera le mille stelle! Che altro possiamo dire sulle Pleiadi?

Possiamo analizzare il diagramma HR dell’ammasso (il grafico che vedete qui sotto). L’asse delle ordinate rappresenta la luminosità che aumenta andando verso l’alto, mentre l’asse delle ascisse rappresenta la temperatura che cresce andando verso sinistra. La striscia di puntini diagonale, che va da in basso a destra a in alto a sinistra, rappresenta le stelle che si trovano nella fase principale della loro vita, cioè quel periodo in cui bruciano idrogeno tramite reazioni nucleari e lo trasformano in elio. Alcune delle stelle più fredde, in basso a destra, devono ancora raggiungere questa sequenza. Si dice quindi che sono nella fase di pre-sequenza principale, in cui non hanno ancora iniziato le reazioni nucleari nel nucleo, ma l’energia è fornita dalla contrazione. Notate inoltre che mancano le stelle più calde e luminose (quelle di classe spettrale O, che dovrebbero trovarsi in alto a sinistra). Questo significa che hanno già lasciato la sequenza principale, quindi hanno esaurito tutto l’idrogeno nel loro nucleo e hanno iniziato ad evolvere verso destra, cioè verso temperature più basse. Vedete che in alto la linea diagonale comincia a curvare verso destra? Questa caratteristica rappresenta proprio le stelle che lasciano la sequenza principale. Il punto esatto in cui succede si chiama turnoff e la sua individuazione permette di calcolare l’età dell’ammasso. Come si individua in punto preciso del turnoff? Eh…questo è un bel problema ed è la causa principale di incertezza nella determinazione dell’età di un ammasso. Ci tengo comunque a sottolineare che il diagramma HR di un ammasso stellare è importantissimo. Infatti, tutte le stelle di un ammasso si trovano alla stessa distanza da noi e hanno la stessa età. Quindi potete considerare il diagramma HR come una foto istantanea dell’ammasso, in cui vedete stelle che si trovano in fasi diverse della loro evoluzione ma hanno la stessa età.

A presto!

Sara

Mappa con la posizione di M45 (Image credits: NASA)
M45 (Image credits: ESA)
Diagramma HR delle Pleiadi

Pianeti adolescenti

Mega ciao!

Grandi notizie da Tess! Il telescopio spaziale, lanciato nel 2018, che ha la missione di cercare pianeti extrasolari con il metodo dei transiti ha confermato la scoperta di altri due pianeti! Ad oggi il conto sale quindi a 4217 candidati e 131 pianeti confermati. Ma ricapitoliamo. Come funziona il metodo dei transiti?

In pratica il telescopio spaziale monitora continuamente la luce di una miriade di stelle. Nel caso in cui ci siano uno o più pianeti e se le loro orbite si trovano lungo la nostra linea di vista (o un po’ inclinate, ma occhio che l’angolo di inclinazione dev’essere piccolissimo) allora passeranno in mezzo tra noi e la loro stella. Quindi li vediamo? No. Quello che possiamo osservare è una diminuzione della luminosità della stella, caratterizzata da una curva di luce dalla tipica forma ad U. La diminuzione di luminosità avviene periodicamente, visto che i pianeti continuano ad orbitare attorno alle proprie stelle. Per capire meglio come funziona, basta che pensiate a quando dalla Terra vediamo i pianeti interni, cioè Mercurio e Venere, transitare davanti al Sole. Quello che osserviamo è il pallino nero di questi due pianeti percorrere tutto il disco solare. Di conseguenza, durante questi eventi, la luce che ci arriva dal Sole diminuisce. Nel caso dei pianeti extrasolari succede esattamente la stessa cosa. L’unica differenza è che le stelle sono talmente lontane che le vediamo come sorgenti puntiformi, quindi non possiamo vedere il pallino del loro pianeta che attraversa il loro disco. L’evento è visibile solo nella curva di luce. Detto questo, torniamo alle due nuove scoperte. Cos’hanno di particolare?

I due nuovi pianeti, orbitanti rispettivamente attorno alle stelle TOI 2076 e TOI 1807, sono considerati dei pianeti adolescenti. Si trovano infatti in una fase di transizione nel loro ciclo vitale, in cui non sono più considerati appena nati ma non sono ancora stabili come i pianeti del Sistema Solare. TOI 2076 b e TOI 1807b si trovano a 130 anni luce nelle costellazioni di Bootes e dei Cani da Caccia rispettivamente. Orbitano attorno a due stelle di tipo K, che sono più fredde del Sole, molto giovani: hanno solo 200 milioni di anni. Sono soggette a flare molto più energetici di quelli solari e producon 10 volte più radiazione UV di quanta ne produrranno quando avranno la stessa età che ha il Sole oggi. Inoltre, analizzando il moto delle due stelle è stato scoperto che, anche se non sono legate gravitazionalmente, si sono formate dalla stessa nube molecolare. Il pianeta TOI 2076b è un mini-Nettuniano, con una dimensione 3 volte maggiore di quella della Terra, che orbita attorno alla sua stella in 10 giorni. TOI 1807b invece è grande il doppio della Terra e orbita attorno alla sua stella in sole 13 ore. E’ interessante notare che periodi orbitali così brevi indicano che i due pianeti si trovano molto vicino alle rispettive stelle. Per capirlo basta ricordare la terza legge di Keplero, che dice che il quadrato del periodo di rivoluzione di un pianeta attorno alla sua stella è proporzionale al cubo del semiasse maggiore dell’orbita (P2=k*a3). Questo significa che pianeti più interni avranno periodi di rivoluzione più corti. L’esempio migliore ci arriva dal nostro Sistema Solare. Sapete che la Terra orbita attorno al Sole in un anno. Mercurio, il pianeta più piccolo e più vicino al Sole, ci mette solo 88 giorni, mentre Saturno, il signore degli anelli spaziale, impiega ben 10756 giorni. Più vicino è un pianeta alla sua stella più radiazione riceve. TOI 2076b riceve 400 volte più radiazione UV di quella che arriva alla Terra dal Sole. E TOI 1807b? Riceve addirittura 22000 volte più radiazione UV di quella che arriva alla Terra.

A presto!

Sara

Rappresentazione artistica di TOI 1807b (Image credits: NASA)

Tour del cielo: il doppio ammasso di Perseo

Mega ciao!

Continuiamo il nostro tour del cielo estivo, tornando alla costellazione di Cassiopea. Vi ho spiegato come trovare la galassia di Andromeda usando questa grande doppia v spaziale, ma c’è almeno un altro modo in cui possiamo utilizzarla. Infatti se prendete le stelle Tsih e Ruchbah, le collegate con una linea immaginaria e prolungate in giù, in quel punto di cielo in cui da Schio non si vede nulla (mannaggia ai lampioni) in Novegno vedete un punto leggermente più chiaro rispetto al nero di fondo. Cosa ci sarà mai?

Il doppio ammasso di Perseo! Situati a circa 7000 anni luce di distanza, questi due oggetti sono ammassi aperti. Cosa sono?

Gli ammassi aperti sono gruppi di stelle giovani, con un numero variabile tra 5 e un migliaio, situati principalmente nei bracci a spirale della Via Lattea. Hanno dimensioni tipiche di circa 2 pc (6.52 anni luce). Come mai si trovano nei bracci a spirale?

Provate a cercare qualche immagine di galassie a spirale realizzate dal Telescopio Spaziale Hubble. Ad esempio, prendete la foto di M83, situata nella costellazione dell’Hydra #aCapitanAmericanonpiacequestoelemento. Ci siete? Ottimo! Vedete quelle regioni un po’ più scure? Quella è tutta polvere. E vedete le zone rosse? Sono regioni H II, cioè quelle nuvolette di polvere e gas dove avviene la formazione stellare. Altra domanda: le vedete quelle stelle un po’ più azzurre raggruppate tutte insieme? Dal colore possiamo dedurre che sono tutte stelle giovani. Vedete dove si trovano tutte queste stelle? Sono proprio lungo i bracci a spirale della galassia, perchè è proprio lì che c’è la maggior concentrazione di nubi molecolari. Una curiosità sul doppio ammasso di Perseo è che presenta evidenze di segregazione di massa. Cosa significa?

Significa semplicemente che le stelle più massicce si trovano concentrate verso le regioni centrali dei due ammassi, mentre quelle meno massicce sono più concentrate verso le regioni esterne.

A presto!

Sara

Mappa della regione di Cassiopea e Perseo. La posizione del doppio ammasso di Perseo è indicata dalla freccia.
Doppio ammasso di Perseo (Image credits: Polanski)
M83 (Image credits: NASA)

SOLUZIONE ASTROQUIZ 13: galassie interagenti

Mega ciao!

SOLUZIONE ASTROQUIZ 13

Vi avevo chiesto se esistono altri tipi di galassie oltre alle ellittiche, lenticolari, spirali e irregolari classificate da Edwin Hubble con il suo diagramma a diapason. La risposta corretta è: SI. Premetto che la classificazione morfologica delle galassie è molto soggettiva. Per questo motivo, dopo il lavoro di Hubble, altri astronomi come de Vaucouleurs, Van den Bergh, Morgan e tanti altri si sono lanciati in questo campo. In particolare, credevano che la classificazione di Hubble fosse troppo ristretta e che ci fossero delle categorie in più.

Uno degli esempi più calzanti di come la classificazione di Hubble non funzioni sempre è quello delle galassie interagenti. Queste sono classificate nel catalogo di Arp e sono formate da galassie che sono talmente vicine da poter interagire gravitazionalmente l’una con l’altra. Le forze mareali prodotte dalle due (o tre, o anche di più) galassie in questione deformano la loro struttura. Vediamo un po’ di esempi? Ma si dai, lanciamoci!

Partiamo dalla Grande e dalla Piccola Nube di Magellano, due galassie satellite della Via Lattea situate rispettivamente a 50 kpc e 61 kpc di distanza da noi. La nostra galassia se le sta mangiando piano piano, motivo per cui hanno una forma molto irregolare, e, come se non bastasse, stanno anche interagendo tra di loro. Infatti, dai dati della EDR3 di Gaia, è stata scoperta “un’autostrada” spaziale di stelle che collega questi due oggetti.

Altro giro, altra corsa: a circa 45 milioni di anni luce di distanza da noi troviamo la galassia ad Antenne. Qui l’interazione tra le due galassie è iniziata diverse centinaia di milioni di anni fa e le due code mareali si sono formate tra 200 e 300 milioni di anni fa, durante l’incontro iniziale. Ci sono due cose degne di nota: la prima è che si vedono chiaramente i due nuclei in fase di interazione, la seconda è che durante un evento del genere i processi di formazione stellare si scatenano, formando tanti nuovi ammassi stellari.

Lo sapete che i pinguini fanno sempre buona guardia alle loro uova? E’ così anche nello spazio e ce lo dimostra Arp 142. Ad una distanza di circa 23 milioni di anni luce, queste due galassie interagenti sono considerate il pinguino e l’uovo spaziale #aiPinguinidiMadagascarpiacequestoelemento. La galassia Pinguino in origine era una spirale piatta, con dei bracci ben definiti, la cui forma è stata successivamente distorta dall’incontro con la sua compagna.

Ci sarebbero ancora un sacco di esempi, perchè gli scontri tra galassie sono molto frequenti nell’Universo. Infatti la maggior parte di questi oggetti si trovano in gruppi, ammassi e super ammassi di galassie legati dalla forza di gravità. Non quindi insolito trovare galassie dalle forme strane in giro per lo spazio. Prestate però sempre particolare attenzione alla classificazione. Se una galassia è classificata come ellittica, lenticolare, spirale, o spirale barrata ma ha vicino la sigla “pec”, significa che è peculiare. Quindi se notate che la sua forma è un po’ strana e non combacia con un’ellisse piuttosto che una spirale, non vuol dire che rappresenta una transizione tra i tipi morfologici classici di galassie e che ci serve l’introduzione di un’altra categoria per descriverla. La sua forma strana è data solamente dall’interazione con un’altra galassia, che la porterà probabilmente a cambiare ancora nel corso del tempo. Come vedete quindi l’Universo è un ambiente molto dinamico in cui succedono cose che possono sembrare un po’ strane, ma che regalano immagini spettacolari!

A presto!

Sara

La Grande Nube di Magellano (Image credits: ESO)
La Piccola Nube di Magellano (Image credits: NASA)
“Autostrada” spaziale di stelle che collega le due Nubi di Magellano (Image credits: ESA)
Galassia ad Antenne (Image credits: NASA)
Arp 142 (Image credits: NASA)

Tour del cielo: la galassia di Andromeda

Mega ciao!

Riprendiamo il nostro tour del cielo. Tra tutte le costellazioni, che vi ricordo sono state inventate facendo il gioco di unire i puntini più luminosi sulla volta celeste (praticamente lo stesso gioco che trovate nella settimana enigmistica…unisci i punti e compare un disegno) e non influenzeranno mai la vostra vita, troviamo Cassiopea. Potete riconoscerla benissimo perchè è una fantastica doppia v spaziale. Cosa c’è di bello qui? Boh….però la possiamo usare per trovare tante belle cose! Infatti se prendete la parte destra della W vedrete che punta direttamente in una zona di cielo in cui da Schio non si vede assolutamente nulla. Accidenti! Abbiamo sbagliato qualcosa? No, tranquilli. Siamo sulla buona strada. Se provocate un blackout generale vi accorgerete che in quella fettina di cielo c’è una macchiolina un po’ più chiara rispetto al nero di fondo. In alternativa andate su in Novegno e la vedrete senza bisogno di spegnere i lampioni. Cosa sarà mai?

M31, la galassia a spirale situata nella costellazione di Andromeda a circa 2 milioni e 100 mila anni luce di distanza da noi. In origine questo oggetto era definito una nebulosa. Pensavano tutti che facesse parte della Via Lattea. E’ stato Edwin Hubble negli anni ’20 a risolvere il Grande Dibattito sulla natura delle “nebulose a spirale”. Analizzando le lastre fotografiche ha scoperto delle stelle variabili Cefeidi in M31. Queste stelle, il cui prototipo è delta Cephei, variano la loro luminosità pulsando con un periodo regolare. Henrietta Leavitt ha scoperto che le Cefeidi più luminose sono quelle che hanno il periodo più lungo. Usando la relazione periodo-luminosità è possibile calcolare la magnitudine assoluta e, dal confronto con la magnitudine apparente, misurare la distanza. Con questa relazione Hubble riuscì a determinare la distanza della “nebulosa” di Andromeda, collocandola una volta per tutte al di fuori della Via Lattea.

Una curiosità interessante è che la nostra galassia e M31 si trovano nel Gruppo Locale, un gruppo di una cinquantina di galassie che sono legate dalla forza di gravità. Tra circa 3 miliardi e 500 milioni di anni, quindi ben prima che il Sole si espanda in una gigante rossa, la Via Lattea si scontrerà contro la galassia di Andromeda. Quindi scoppierà tutto? No. Infatti gli scontri tra stelle sono altamente improbabili. Semplicemente le due galassie entreranno una dentro l’altra e le stelle interagiranno gravitazionalmente tra loro e si posizioneranno su orbite completamente diverse.

A presto!

Sara

Mappa della regione di Cassiopea e Andromeda
Variabili Cefeidi nella galassia di Andromeda (Image credits: NASA)

Non influenze stellari e planetarie

Mega ciao!

Ogni tanto, durante le osservazioni pubbliche, capita di dover rispondere a domande esistenziali tipo: “Ma è vero che i pianeti influenzano la nostra vita?” La risposta è: NO! O meglio si, ma non come pensate voi. Saturno contro non esiste e di sicuro non vi farà andare male la giornata. L’unico modo in cui vi influenza la vita è quando andate nell’archivio della sonda Cassini e trovate l’immagine in cui si vede l’ombra degli anelli proiettata sulle nuvole del pianeta. Oppure quando andate su NASA ADS, il sito dove vengono pubblicati tutti gli articoli di astronomia e astrofisica, e cercate le nuove scoperte della Cassini. Adesso starete pensando: “Ma cosa sta dicendo? La sonda Cassini è morta nel 2017!” Su questo avete ragione (RIP Cassini, ti vogliamo bene), ma ha raccolto talmente tanti dati che ci vorranno ancora anni per finire di analizzarli. Quindi, se vi impegnate a cercare articoli in siti scientifici affidabili e non in siti complottisti, adesso potete trovare degli articoli appena usciti (o che saranno pubblicati nelle più prestigiose riviste di astronomia e astrofisica) che parlano di Encelado, uno dei satelliti di Saturno. Encelado sì che sa come migliorarti la giornata!

Questa piccola luna è diventata famosa perchè dalle sue strisce di tigre, le spaccature nella crosta di ghiaccio spessa diversi chilometri, viene sparato del materiale nello spazio. Pensate che c’è un sistema di ben 100 geyser. La sonda Cassini è passata attraverso il materiale eruttato e ne ha analizzato accuratamente la composizione chimica. Ha trovato parecchio idrogeno, che ha confermato la presenza di sorgenti idrotermali subacquee. Sorgenti idrotermali? Eh già, perchè sotto la crosta ghiacciata c’è un oceano d’acqua. Che ci sia la vita?

Questa è proprio la domanda a cui cercano di rispondere. A quanto pare i processi di ossidazione potrebbero diversificare il materiale metabolico presente su Encelado. Come hanno fatto a scoprirlo? Tramite dei modelli chimici ottenuti al computer. E cosa dicono? Ve ne parlerò più avanti in un post dedicato, ma (ATTENZIONE SPOILER) dicono tante cose entusiasmanti! Varrebbe la pena dedicare una missione spaziale all’esplorazione di questa piccola luna.

Gli altri pianeti del Sistema Solare possono darvi brividi simili. La missione Juno sforna foto delle nuvole di Giove che sembrano quadri di Van Gogh. E attenzione, perchè ci aspettiamo grandi cose da lei sul fronte Ganimede.

Di Marte si parla anche troppo quindi per un po’ lo lasciamo in pace.

Plutone non è più un pianeta dal 2006 (poveraccio), però, nonostante sia piccolo e lontanissimo, ha trovato un modo pazzesco per migliorarci la giornata. Starete pensando: “Che forza! Quindi anche se è piccolo la sua forza gravitazionale ha effetti incredibili sulla Terra!” Eh….anche no! Ma qualche anno fa è stato esplorato dalla sonda New Horizons, che ci ha inviato delle immagini spettacolari! La vedete la regione più chiara del pianeta nano? E’ fatta di ghiaccio d’azoto su cui ci sono delle montagne di ghiaccio d’acqua che fluttuano da una parte all’altra della regione a seconda del cambio di stagione. In molti ci hanno visto un cuore, ma, se preferite, assomiglia anche al muso di Pluto, l’amico a quattro zampe di Topolino. Del non effetto delle costellazioni sulle vostre vite parleremo un’altra volta…stiamo preparando grandi cose per voi 😉

Ricordatevi: se vi va male la giornata o la vita in generale non è colpa di stelle e pianeti. L’unica stella che può influenzarvi è il Sole (sempre che ovviamente non esploda una supernova troppo vicino al Sistema Solare…non sarebbe proprio una cosa piacevole). In realtà le uniche altre stelle che hanno avuto un impatto sulla vostra vita sono tutte morte. So che sembra strano, ma è proprio così. Infatti ogni atomo che compone le cellule del vostro corpo è fatto letteralmente di “polvere di stelle”. Dal Big Bang sono stati formati solo idrogeno, elio e un po’ di litio. La rapida evoluzione delle prime stelle ha prodotto un sacco di metalli (vi ricordo che noi astronomi siamo strani: per noi i metalli sono tutti gli elementi più pesanti di idrogeno ed elio) che sono poi stati rilasciati nello spazio dall’esplosione in supernova. Questi elementi sono andati ad unirsi ad altre nubi molecolari da cui si sono formate altre stelle, il Sole, i pianeti del Sistema Solare, i dinosauri (li dovevo per forza citare) e l’essere umano. Mi raccomando, cercate sempre fonti attendibili quando volete informarvi sugli astri. Combattete il complottismo con noi!

A presto!

Sara

L’ombra degli anelli (Image credits: NASA)
Le nuvole di Giove (Image credits: NASA)
Plutone (Image credits: NASA)