Mega ciao! Come facciamo a capire se in un sistema è presente un
disco di accrescimento? Uno dei metodi è analizzare le variabili
cataclismiche e le binarie X di piccola massa, che sono sistemi binari
in cui una delle due componenti è compatta. In particolare abbiamo che
nelle variabili cataclismiche la stella compatta è una nana bianca. Si
nota che questi sistemi presentano forti righe di emissione di idrogeno
ed elio, che subiscono redshift e blueshift periodici, caratteristica
del fatto che è presente un disco di accrescimento rotante. In più
queste righe presentano un doppio picco, che può essere usato per
calcolare la velocità circolare proiettata del disco. Se il sistema
binario è ad eclisse le righe perderanno il picco blu all’inizio
dell’eclisse, per poi recuperarlo gradualmente e perdere l’ala rossa
verso la fine dell’evento. Questo indica la presenza di un disco di
accrescimento che ruota attorno alla primaria nello stesso verso della
secondaria. A presto!
Sara
Rappresentazione artistica di una variabile cataclismica (Image credits: ESA)
Mega ciao! La maggior parte delle stelle si trovano in sistemi
binari, cioè legate gravitazionalmente ad altre stelle. La cosa
interessante è che molti di questi sistemi ad un certo punto della loro
evoluzione vanno incontro al fenomeno del trasferimento di massa, in cui
la stella primaria si mangia parte del materiale della secondaria.
Questo può avvenire in due modi: – una delle due stelle ad un certo punto si espande (diventa una gigante) o la separazione delle due stelle diminuisce
per perdita di momento angolare. A questo punto l’inviluppo della
secondaria si trova abbastanza vicino alla primaria da esserne attratto
gravitazionalmente, quindi cade nella buca di potenziale della primaria.
Però il materiale non può cadere direttamente nella stella. Prima deve
perdere momento angolare, quindi si dispone attorno alla primaria in una
struttura chiamata disco di accrescimento. Questo tipo di trasferimento
di massa è detto trasferimento tramite il lobo di Roche. – una
delle due stelle durante la sua evoluzione perde massa tramite vento
stellare. Il gas perso può essere catturato dall’attrazione
gravitazionale della primaria /accrescimento tramite il vento stellare). A presto!
Sara
Rappresentazione artistica di un sistema binario (Image credits: NASA)
Mega ciao! Abbiamo visto che alla fine della sua vita il Sole
diventerà una nana bianca. Come sapete ci sono stelle più massicce che
collassano completamente in buchi neri. Nel 1783 Mitchell aveva
ipotizzato che potessero esistere degli oggetti talmente massicci che
nemmeno la luce sarebbe riuscita a sfuggirgli. Sappiamo che la velocità
della luce è di circa 300000 km/s. Se assumiamo che la velocità di fuga
sia quella della luce, possiamo trovare il raggio oltre il quale la luce
non riesce più a scappare dal buco nero, raggio di Schwarzschild. Per
farlo usiamo la legge di conservazione dell’energia meccanica, per cui
poniamo l’energia cinetica (K) uguale all’energia potenziale
gravitazionale (U). L’energia cinetica di un corpo è data da: K=0,5*m*(v^2) dove m è la massa e v è la velocità. L’energia potenziale gravitazionale è: U=G*m*M/R
dove G è la costante di gravitazione universale, m è la massa
dell’oggetto, M è la massa della stella (o del buco nero) ed R è il suo
raggio. Nell’equazione dell’energia cinetica sostituiamo v con la velocità della luce (c) e uguagliamo le due formule: 0,5*m*(c^2)=G*M*m/R e risolviamo per R: R=2*G*M/(c^2)
Da qui notiamo una cosa importantissima: il raggio di Schwarzschild non
dipende dalla massa del corpo in caduta nel campo gravitazionale del
buco nero, ma dipende solo dalla massa del buco nero e dalla velocità
della luce! Ma se il Sole diventasse un buco nero quale sarebbe il
suo raggio di Schwarzschild? La massa del Sole è M=1,99*10^30 kg, la
costante di gravitazione universale è G=6,67*10^(-11) N*m^2/kg^2, quindi
abbiamo: R=2*6,67*10^(-11)*1,99*10^30/((3*10^8)^2)=2949,6 m
Dunque vediamo che se il Sole si trasformasse in un buco nero avrebbe un
raggio di Schwarzschild di poco meno di 3 km. Nel caso della Terra
invece il raggio di Schwarzschild risulterebbe di appena 8,85 mm.
Questo è il raggio dell’orizzonte degli eventi attorno ad un buco nero,
ovvero l’orbita oltre cui nemmeno la luce riesce a scappare dal buco
nero. A presto!
Mega ciao! SOLUZIONE ASTROQUIZ 6 Vi avevo chiesto cosa
diventerà il Sole alla fine della sua vita. La risposta giusta è: una
nana bianca. Il Sole ha circa 4 miliardi e 700 milioni di anni e si
trova nella fase principale della sua vita, cioè nel periodo di vita in
cui brucia l’idrogeno tramite reazioni nucleari e lo trasforma in elio.
La fase principale per il Sole durerà per altri 5 miliardi di anni. Al
termine di questo periodo il Sole si espanderà in una stella molto più grande,
una gigante rossa che arriverà ad inglobare l’orbita di Marte e
raggiungerà temperature abbastanza elevate da innescare le reazioni di
fusione dell’elio. L’elio verrà trasformato in carbonio tramite una
reazione chiamata triple alpha reaction, in cui tre atomi di elio-4
vengono fusi insieme per formare un atomo di carbonio-12. Una volta
finito di bruciare tutto l’elio il Sole non riuscirà a raggiungere le
temperature necessarie per innescare il bruciamento del carbonio, quindi
espellerà gli strati più esterni della sua atmosfera, che andranno a
formare una nebulosa planetaria, mentre il nucleo si contrarrà, si
rimpicciolirà sempre di più finchè questo processo non sarà fermato
dalla pressione di degenerazione degli elettroni, che bilancerà la forza
di gravità. Al centro della nebulosa planetaria resterà quindi un
cadavere stellare, chiamato nana bianca, che sarà molto più piccolo
della stella di partenza. La nana bianca avrà un diametro di circa 10000
km. A presto!
Sara
M57, nebulosa planetaria situata nella costellazione della Lira a circa 2500 anni luce di distanza (Image credits: NASA)
Mega ciao!
Nell’immagine ripresa dal Telescopio Spaziale Hubble potete ammirare la
nebulosa uovo, una nebulosa pre-planetaria, creata da una stella di
dimensioni simili al Sole, nelle fasi finali della sua vita. Il
materiale di cui è composta la nebulosa è quello perso dalla stella. La
fase di nebulosa pre-planetaria dura pochissimo, solamente qualche
migliaio di anni. Al termine di questo intervallo di tempo la stella
espellerà i suoi strati più esterni, che andranno a formare una nebulosa
planetaria, mentre il nucleo si contrarrà su se stesso ed andrà a
formare una nana bianca, una stella morta con un raggio di circa 10 mila
chilometri. La nebulosa uovo è situata nella costellazione del Cigno a
circa 3000 anni luce di distanza. Buona Pasqua a tutti!
Mega ciao! Abbiamo visto la classificazione morfologica dei
Nuclei Galattici Attivi e abbiamo detto che possono essere radio quieti o
radio brillanti. Queste due tipologie di AGN si distinguono nella parte
radio e ad alte energie dello spettro, ma anche per la fase evolutiva.
Andiamo a vedere un po’ come si attivano gli AGN e la loro evoluzione.
Sappiamo che al centro nei Nuclei Galattici Attivi si trova un buco nero
supermassiccio, con massa che va da 1 milione a 10 miliardi
di masse solari. Abbiamo che il gas viene portato nelle regioni interne
della galassia da fenomeni di merging/interazione con altre galassie o
da instabilità del disco. Questo scatena una violenta formazione
stellare (starburst) nelle regioni centrali, che porta ad un eccesso di
emissione infrarossa nello spettro. Parte del gas, invece di andare a
formare stelle, va ad accrescere il buco nero (BH, dall’inglese black
hole). Dunque abbiamo fenomeni di formazione stellare mischiati a
fenomeni di accrescimento. Questo attiva la fase di quasar otticamente
brillante (è una fase radio quieta). La grande energia liberata dal
quasar impedisce l’ulteriore accrescimento e fa espellere parte del
materiale, sotto forma di radiazione. Il buco nero è circondato da un
disco di gas, chiamato disco di accrescimento, che non può cadere
direttamente sul BH, ma deve prima perdere momento angolare. Dunque il
materiale perde momento angolare tramite dissipazione viscosa. Parte
dell’energia viene trasformata energia radiante, mentre una parte viene
trasferita al buco nero sotto forma di energia rotazionale. A questo
punto una parte del materiale va ad accrescere la massa del buco nero.
Finito questo processo il buco nero sarà circondato da un disco di
accrescimento residuo e comincerà la sua fase radio brillante, in cui
trasformerà la sua energia rotazionale in campi elettromagnetici e in
energia delle particelle accelerate. La fase radio brillante è quindi
caratterizzata da un buco nero in rotazione veloce, cosa che la
distingue dalla fase radio quieta. A presto!
Sara
Il buco nero al centro della galassia M87 (Image credits: EHT)
Mega ciao! SOLUZIONE ASTROQUIZ 5 Vi avevo chiesto che tipo di
galassia è la Via Lattea. La risposta giusta è: la Via Lattea è una
galassia a spirale barrata. E’ composta da uno sferoide centrale (o
bulge), all’interno del quale si trova il buco nero supermassiccio
Sagittarius A* (che ha una massa di circa 3 milioni e 610 mila masse
solari). Il bulge è tagliato a metà da una barra di polvere e gas, dai
cui lati si dipartono i bracci a spirale, che stanno attorno al nucleo
su un piano che prende il nome di piano
galattico. Sopra e sotto il piano, come in una sfera, si trova l’alone
galattico, sede degli ammassi globulari, composti dalle stelle più
vecchie della galassia. Nei bracci a spirale troviamo invece ammassi
stellari aperti, cioè composti da stelle giovani, e moltissime zone di
formazione stellare. La Via Lattea ha un diametro di circa 100 mila anni
luce ed il nostro Sistema Solare si trova in una regione periferica, un
ponte tra due bracci a spirale chiamato braccio di Orione, a circa 26
mila anni luce dal centro galattico. Si nota che le polveri ed il gas
interstellare aumentano guardando in direzione del centro galattico.
Questo è un problema per le osservazioni in quanto polvere e gas
assorbono la luce delle stelle situate dietro la nube. A presto!
Mega ciao! Ieri abbiamo visto per la prima volta la foto di un buco nero (piango ancora). Mi è stato chiesto di spiegare cosa sono i buchi neri. Siete pronti? Partiamo! Sapete che i pianeti e le stelle esercitano una certa forza di gravità e che per riuscire a scappare dal loro campo gravitazionale bisogna raggiungere la velocità di fuga. Nel caso della Terra la velocità di fuga è di 11,2 km/s. Nel 1783 John Mitchell ipotizzò l’esistenza di corpi la cui velocità di fuga fosse superiore a quella della luce, quindi maggiore di 300000 km/s, e chiamò questi corpi “Stelle oscure”. Nel 1916 Albert Einstein pubblicò la teoria della relatività generale in cui dimostrò che un campo gravitazionale influenza la traiettoria della luce. Successivamente Schwarzschild e Kerr descrissero la metrica attorno ad un buco nero e ad un buco nero rotante rispettivamente. I buchi neri sono oggetti che curvano moltissimo la struttura dello spazio-tempo, al punto che da lì non riesce a scappare nemmeno la luce. Per questo motivo sono neri. Per capire cosa succede immaginiamo che l’universo sia un grande telo teso. Se mettiamo sul telo una pallina da golf non succede niente, se invece appoggiamo un peso di quelli che usano gli atleti olimpionici il telo si curva. La stessa cosa succede all’universo: i buchi neri sono talmente densi (la loro massa è concentrata in diametri piccoli) che curvano talmente tanto la struttura dello spazio-tempo che questa diventa uguale ad un imbuto, con il buco nero al centro. Il buco nero è circondato da una linea immaginaria, chiamata orizzonte degli eventi. Se superiamo questa linea non riusciamo più a tornare indietro, ma continuiamo a cadere verso il centro del buco. Esistono diversi tipi di buchi neri: – buchi neri stellari, con massa fino a 25 masse solari; – buchi neri stellari massicci, con massa da 25 a 100 masse solari; – buchi neri di massa intermedia, dalle 100 alle 100000 masse solari; – buchi neri supermassicci, da 1 milione di masse solari in su. I buchi neri stellari e quelli stellari massicci si formano dalla morte di stelle dalle 25/30 masse solari in su. Al termine della loro vita possono espellere gli strati più esterni delle loro atmosfere nelle esplosioni in supernova mentre il nucleo collassa completamente, oppure saltano l’esplosione e tutta la stella collassa direttamente in un buco nero. Dovete immaginare che tutta (o quasi) la massa della stella sia confinata in una sfera di massimo una decina di chilometri di raggio. Questo porta alla curvatura dello spazio-tempo di cui parlavamo prima. I buchi neri supermassicci sembra che si formino dalla fusione di buchi neri di massa intermedia, mentre questi ultimi si possono formare dal collasso della prima generazione di stelle dell’universo (che sembra potessero raggiungere masse di un migliaio di masse solari) o dalla fusione di buchi neri di massa stellare. I buchi neri possono mangiarsi la materia che gli passa troppo vicina. La cosa forte è che si mangiano anche le stelle! Se una stella si trova in orbita attorno ad un buco nero ed il suo inviluppo si trova abbastanza vicino al punto in cui si uniscono i potenziali gravitazionali dei due oggetti, il buco nero comincia a strappare materia alla stella. Però questa materia, dopo essere passata nella buca di potenziale del buco nero, non gli cade subito dentro, ma si dispone in orbita attorno ad esso. Il sistema formato da questo gas si chiama disco di accrescimento, perchè, dopo aver perso momento angolare, va ad accrescere il buco nero. Il disco di accrescimento è proprio quello che si vede nella foto pubblicata ieri e che vi ripropongo qui sotto. Vedete il disco con al centro una regione opaca: il buco nero (piango ancora di più). Cosa c’è dentro il buco nero? Bella domanda! Nessuno lo sa. Ma noi ci fidiamo di Kip (sempre sia lodato): “I buchi neri sono fatti da spazio incurvato e tempo incurvato”. A presto!
Sara
Il buco nero al centro di M87 (Image credits: EHT).
Mega ciao! Scusatemi se non vi ho dato l’annuncio in diretta alle
15:00, ma stavo andando a Padova a parlare della tesi di laurea
magistrale (ormai ci siamo #porcavaccamancapoco) che, giusto per restare in tema, sarà su un bel buco nero, ma non vi spoilero altro. Oggi ho seguito in diretta youtube (grazie INAF) lo storico annuncio: abbiamo la prima immagine di un buco nero (#piango). Come sapete i buchi neri sono gli oggetti più fighi che potete trovare nell’universo, ma hanno
un problema: sono neri (hahahahahah). Quindi come fare per individuare
un buco nero se il cielo è nero? Fino ad oggi i metodi utilizzati erano
indiretti: andare a vedere il moto delle stelle attorno al centro
galattico, vedere se la regione centrale di una galassia era
particolarmente luminosa in X (adesso avete capito perchè negli ultimi
giorni vi ho parlato solo di AGN)…. Oggi invece abbiamo
un’immagine favolosa di un buco nero con il suo disco di
accrescimento!!! Questa è stata realizzata tramite l’utilizzo di
radiotelescopi sparsi in tutto il mondo, i cui dati sono stati combinati
con una tecnica chiamata interferometria. Questa tecnica ha permesso di
raggiungere una risoluzione di 20 micro arcosecondi ed è stato molto
importante perchè il buco nero selezionato ha una dimensione angolare di
50 micro arcosecondi, che corrispondono alla dimensione di una pallina
da tennis sulla Luna vista dalla Terra. Il buco nero si trova al centro
della galassia M87, una galassia ellittica super gigante, che si è
formata dalla cannibalizzazione di molte galassie. Questo oggetto si
trova a circa 52 milioni di anni luce di distanza da noi ed è un nucleo
galattico attivo, infatti, come potete vedere nell’immagine, ha un bel
getto che parte dal centro. Il buco nero al centro di questa galassia è
bello ciccione: ha una massa di circa 6 miliardi e 500 milioni di masse
solari. Ovviamente non potete aspettarvi un’immagine del buco nero come
quelle che ci presenta la fantascienza. E’ comunque molto lontano,
quindi scordatevi il Gargantua di Interstellar realizzato dalle
simulazioni al computer fatte dal Professor Kip Thorne (#sempresialodato).
L’immagine del buco nero di M87 però è magnifica: si vede benissimo la
struttura ad anello del disco di accrescimento al cui centro c’è una
regione scura, l’ombra del buco nero! E’ incredibile! Bellissima! La
realizzazione di quest’immagine ha richiesto due anni di elaborazione
dati ed il lavoro di moltissime persone. La cosa eccezionale è che da un
confronto con le simulazioni fatte al computer si vede che tutto torna.
La teoria è giusta #einsteinnesapevaapacchi!
Che dire: l’emozione di vedere per la prima volta un buco nero è
enorme! Semplicemente wow! Adesso aspettiamo le prossime immagini di
buchi neri che si trovano al centro di altre galassie! A presto!
Sara
M87 (Image credits: NASA)Il buco nero supermassiccio al centro di M87 (Image credits: Event Horizon Telescope)
Mega ciao! Abbiamo visto un po’ di fenomenologia e morfologia dei
Nuclei Galattici Attivi. Ma come sono fatte queste sorgenti nucleari
estremamente energetiche? Gli AGN sono composti da un buco nero
supermassiccio, con una massa compresa tra 10^7 e 10^10 masse solari. Il
buco nero è circondato da un disco di accrescimento, cioè un disco di
gas che spiraleggia verso nucleo. Ad una distanza di circa 10^17 cm dal
centro troviamo una regione composta da nubi dense, chiamata Broad
Line Region, in cui si formano le righe di emissione allargate
dall’effetto Doppler. A distanza di qualche centinaio di parsec troviamo
una regione composta da nubi meno dense, chiamata Narrow Line Region,
in cui si formano le righe strette. Circa il 10% degli AGN espelle gas
in getti relativistici puntati nella direzione dell’asse di rotazione
del buco nero. Il disco di accrescimento è circondato da un toro di
polvere. In base a come il sistema è disposto lungo la nostra linea di
vista vedremo solo le righe strette (situazione in cui la linea di vista
interseca il toro di polvere), entrambi i tipi di righe (situazione
intermedia) oppure nessuna riga (situazione in cui la linea di vista è
esattamente lungo l’asse di rotazione del buco nero e quindi il jet di
gas punta verso di noi). Nell’ultimo caso il Nucleo Galattico Attivo
prende il nome di BLAZAR e, a causa dell’assenza di righe spettrali,
risulta molto difficile determinarne il redshift. A presto!