Il triangolo estivo

Mega ciao!

Cosa dicono le stelle in questo periodo? Niente, come al solito (ahahahahah)…però se andate fuori la sera potete notare che le costellazioni visibili sono un po’ cambiate…l’estate è arrivata! Cosa possiamo osservare di bello?

Tre delle stelle più luminose, che insieme formano il triangolo estivo, sono Vega, Deneb e Altair. Vega si trova nella costellazione della Lyra a circa 26 anni luce di distanza da noi e vi posso assicurare che sembra un diamante a 20000 carati (soprattutto se la osservate con un bel telescopio da 40 cm di diametro e con una lunghezza focale di 3 metri e 20 cm). Altair, nella costellazione dell’Aquila, dista appena 16 anni luce da noi, mentre Deneb, la coda del Cigno, dista solo 1600 anni luce. Se collegate queste tre stelle con delle linee immaginarie vedrete che formano un triangolo rettangolo. Adesso prendete la linea con cui avete collegato Deneb e Altair, andate più o meno al suo centro e spostatevi un po’ più in basso. Esattamente lì troverete quattro stelline deboli che formano un piccolo quadrilatero e una quinta stellina a poca distanza: è la costellazione del Delfino #aFlipperpiacequestoelemento.

Se invece dallo stesso punto centrale della linea immaginaria che collega Deneb e Altair vi spostate un po’ più in su trovate la costellazione della Freccia e, a quattro passi, la Volpetta con la sua nebulosa Dumbell (manubrio, ma per gli amici è la campana che si mette attorno al collo delle mucche del Novegno, sempre molto interessate alle nostre osservazioni).

Dopo queste indicazioni stradali spaziali di cui sarebbe immensamente fiero il padre di Ramboso vi lascio. La prossima volta vedremo quali nebulose, galassie o ammassi vi conviene cercare in questo periodo.

Ciaone!

Sara

M27, nebulosa planetaria situata nella costellazione della Volpetta a circa 2500 anni luce di distanza da noi.

SOLUZIONE ASTROQUIZ 12: polvere e gas nelle galassie ellittiche

Mega ciao!

SOLUZIONE ASTROQUIZ 12

Il gioco era un vero o falso. L’affermazione era: Nelle galassie ellittiche non troviamo mai materia interstellare (polvere e gas) perchè è già stata utilizzata tutta per formare le stelle visibili. La risposta corretta è: falso! (avete risposto tutti giusto….devo cominciare a pensare a quiz più difficili…)

Di solito le galassie ellittiche hanno effettivamente esaurito tutto il gas e la polvere interstellare originali, utilizzati per formare le stelle visibili. Queste galassie sono composte da stelle molto vecchie e sono caratterizzate dalla presenza di una miriade di ammassi globulari.

La cosa interessante però è che in alcuni casi possiamo trovare delle bande di polvere e gas che attraversano le regioni centrali, come per esempio nella galassia NGC 4696 situata nell’ammasso del Centauro. Da dove arrivano la polvere e il gas? Sono stati inglobati dalla galassia a seguito di processi di fusione e, probabilmente, di minor merger con altre galassie. Qual è la differenza?

Nella fusione di galassie i due oggetti coinvolti hanno dimensioni tali da distruggere i rispettivi dischi (se sono due spirali) e producono una galassia ellittica. Nei minor merger invece una delle due galassie è talmente più grande dell’altra che le sue proprietà restano praticamente inalterate e si limita ad inglobare tutto il materiale della galassia satellite.

Grazie all’iniezione di mezzo interstellare durante i fenomeni di merger, la formazione stellare può partire di nuovo e possiamo quindi trovare nuove generazioni di stelle in galassie che dovrebbero essere composte solo da stelle vecchissime.

A presto!

Sara

NGC 4696 (Image credits: NASA)

Un po’ di foto dell’eclissi

Mega ciao!

Vi è piaciuta l’eclissi di Sole della settimana scorsa? Noi astrofili l’abbiamo seguita bene tra una nuvola e qualche goccia di pioggia. Qui sotto trovate le foto scattate da Giuseppe Peltran con il Lunt del gruppo.

Il Lunt è un telescopio solamente solare che permette di osservare, oltre alle macchie solari (quando ci sono) e alla granulosità, le protuberanze, cioè i getti di materia che partono dal Sole e vengono sparaflashati nello spazio. Anche se viste al telescopio sembrano piccole, le protuberanze sono enormi: pensate che sono più grandi della Terra e, alcune volte, superano le dimensioni di Giove, che con i suoi 142984 km di diametro è il pianeta gigante del Sistema Solare. Ogni volta che guardate il Sole ricordatevi di utilizzare un filtro solare, altrimenti vi parte la retina.

Cos’altro possiamo osservare in questo periodo? La Luna è appena oltre il primo quarto e regala sempre uno spettacolo sensazionale. Ma nel periodo estivo ci sono tanti oggetti di profondo cielo che possiamo osservare. Quali sono?

Lo scopriremo nella prossima puntata!

A presto!

Sara

SOLUZIONE ASTROQUIZ 11: anche gli ammassi stellari muoiono

Mega ciao!

SOLUZIONE ASTROQUIZ 11

Il gioco era un vero o falso. L’affermazione era: tutte le stelle nate in un ammasso stellare sono destinate a morire nell’ammasso. La risposta corretta è: falso.

Infatti gli ammassi stellari sono soggetti ad un’alta mortalità infantile. Questo significa che, anche se dalle osservazioni risulta che la maggior parte delle stelle non nasce isolata ma in ammassi stellari, la maggior parte degli ammassi si disgrega nel giro di poche centinaia di milioni di anni. Ma come fa un ammasso a perdere le sue stelle?

Le stelle possono essere perse per evaporazione. Occhio però che in questo caso evaporazione significa semplicemente che le stelle raggiungono la velocità di fuga dall’ammasso. Nei primi anni di vita di un ammasso le stelle sono ancora immerse nel residuo della nube molecolare gigante da cui si sono formate. Il gas viene piano piano spazzato via dal forte vento stellare e dalle prime esplosioni in supernova. Cos’ha a che fare il gas con la perdita di stelle? Semplice: il gas ha una certa massa, quindi perdere gas significa perdere massa e, di conseguenza, diminuire il potenziale gravitazionale dell’ammasso. Questo significa che le stelle situate nelle regioni più esterne dell’ammasso riusciranno a fuggire più facilmente.

In alternativa gli ammassi stellari possono essere distrutti dalle forze di marea della galassia ospite o dal passaggio di una nube molecolare gigante.

Una curiosità è che non solo le stelle possono scappare da un ammasso stellare ma anche i buchi neri. Infatti i buchi neri di massa stellare, formati dalla morte della prima generazione di stelle, possono legarsi tra loro in sistemi binari. Questi oggetti compatti, man mano che oribitano l’uno attorno all’altro, perdono momento angolare. Le orbite diventano sempre più strette finchè i due oggetti si fondono tra loro in un buco nero più grande. Il rinculo gravitazionale provocato dalla fusione può far raggiungere al buco nero finale la velocità di fuga dall’ammasso.

A presto!

Sara

L’ammasso Arches (Image credits. NASA)

Eclissi e conferenza

Mega ciao!

Siete riusciti ad osservare l’eclissi di Sole? Da casa mia si vedeva, tra una nuvola e l’altra 🙂 Uno spettacolo pazzesco 🙂

Vi ricordo che alle 14:30 ci sarà la quinta conferenza dei “Laura Bassi” Colloquium Series. Questo giro Elena Redaelli ci parlerà di “Molecular fractionation in star forming regions”. La conferenza sarà in inglese, ma tranquilli che l’inglese scientifico è semplice. Potete seguire l’evento su Zoom o sul canale YouTube di EduInaf. Vi ricordo che potrete interagire con la relatrice scrivendo le vostre domande tra i commenti del video YouTube o attivando il vostro microfono su Zoom.

Intanto, se vi va, mandatemi i vostri commenti sull’eclisse di oggi 🙂

A presto!

Sara

https://www.google.com/url?q=https%3A%2F%2Fus02web.zoom.us%2Fj%2F5772561527&sa=D&sntz=1&usg=AFQjCNHvbjupmqNx05oJglp7Pwd8FkGSdw

L’eclissi sta arrivando

Mega ciao!

Vi ricordo che domani, oltre al quinto seminario dei “Laura Bassi” Colloquium Series, ci sarà un’eclissi anulare di Sole. Qui in Italia ad essere oscurata sarà solo una piccolissima fettina della nostra stella, ma sarà ugualmente uno spettacolo da non perdere. L’evento dovrebbe cominciare poco dopo le 11:30 e terminare poco dopo le 13:00 (con gli orari mi sono tenuta un po’ larga…cominciate ad osservare presto in modo da non perdervi il momento del contatto!). Armatevi di telescopio, ma mi raccomando: NON osservate il Sole senza filtro solare!!!!

Se non avete il telescopio potete seguire l’evento sul canale YouTube di Edu INAF.

Preparatevi al meglio per questa fantastica eclissi di Sole e, per favore, cominciate adesso a soffiare: domani voglio un bel cielo sgombro dalle nuvole!

A presto!

Sara

Quinto seminario dei “Laura Bassi” Colloquium Series

Mega ciao!

Questo giovedì alle 14:30 ci sarà il quinto seminario dei “Laura Bassi” Colloquium Series. Questo giro Elena Redaelli, che recentemente ha vinto una posizione al Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics, ci parlerà di “Molecular fractionation in star forming regions”. Il seminario sarà in inglese. Potete seguirlo su Zoom (link qui sotto) o nel canale YouTube di EduInaf. Vi ricordo che durante la conferenza potrete interagire con la relatrice scrivendo le vostre domande tra i commenti del video YouTube o attivando il vostro microfono su Zoom.

Vi aspettiamo numerosi!

A presto!

Sara

https://www.google.com/url?q=https%3A%2F%2Fus02web.zoom.us%2Fj%2F5772561527&sa=D&sntz=1&usg=AFQjCNHvbjupmqNx05oJglp7Pwd8FkGSdw

L’evoluzione di un ammasso stellare

Mega ciao!

Che stelle troviamo in un ammasso stellare man mano che passa il tempo?

Al tempo t=0, il momento in cui le stelle entrano nella sequenza principale, l’ammasso è popolato da stelle di ogni classe spettrale, dalla O alla M. Vi ricordo che per ricordare la sequenza di classi spettrali c’è un trucco: vi basta imparare la frase “Oh, Be A Fine Girl/Guy, Kiss Me!” (le varie classi sono rappresentate dalle lettere maiuscole).

Dopo circa 10 milioni di anni le stelle di tipo O finiscono tutto l’idrogeno ed evolvono fuori dalla sequenza principale, verso la parte destra del diagramma H-R. A questo punto la loro evoluzione è talmente veloce che al tempo t=108 anni esplodono tutte in supernovae. Allo stesso tempo le stelle di tipo B cominciano ad evolvere al di fuori della sequenza principale.

A t=1 miliardo di anni le stelle di tipo B più massicce esplodono in supernovae, mentre quelle meno massicce popolano il ramo delle giganti rosse. Allo stesso tempo le stelle di tipo A cominciano ad evolvere fuori dalla sequenza principale.

Al tempo t=5 miliardi di anni tutte le stelle massicce che popolavano il ramo delle giganti rosse sono morte e le potete trovare il basso a sinistra nel diagramma H-R, come nane bianche. Le stelle di tipo G cominciano ad evolvere verso il ramo delle giganti rosse. A t=10 miliardi di anni tutte le stelle delle classi spettrali O, B, A, F e G hanno lasciato la sequenza principale, che rimane quindi popolata solo dalle stelle dei tipi K ed M.

Per concludere, se aumentiamo l’età di un ammasso stellare troveremo sempre meno stelle massicce, in quanto evolvono molto più velocemente perchè hanno bisogno di molta più energia per sostenere il loro stesso peso.

A presto!

Sara

Pleiadi (Image credits: NASA)

SOLUZIONE ASTROQUIZ 10: sopravvivenza e distruzione di pianeti

Mega ciao!

SOLUZIONE ASTROQUIZ 10

Il gioco era un vero o falso.

L’affermazione era: l’espulsione degli strati esterni dell’inviluppo di una stella simile al Sole nella fase finale della sua vita provoca la distruzione dei pianeti che le orbitano attorno. La risposta corretta è: falso.

Infatti stelle di massa simile al Sole, al momento della morte, espellono in modo abbastanza dolce il loro inviluppo che andrà quindi a formare una nebulosa planetaria. Questo significa che l’intensità dell’espulsione è paragonabile ad un semplice vento stellare, quindi i pianeti sopravvivono e rimangono in orbita attorno alla nana bianca.

Se consideriamo invece stelle molto più massicce, dalle 8 masse solari in su, la situazione cambia. Alla fine della loro vita infatti espelleranno gli strati del loro inviluppo in modo esplosivo, con una bella esplosione in supernova, mentra il nucleo diventerà una stella di neutroni o un buco nero. L’esplosione in supernova è un evento molto energetico, che riesce tranquillamente a distruggere i pianeti del sistema. La cosa interessante è che il materiale, se non va ad accrescere l’oggetto compatto e se è disponibile in quantità sufficiente, può aggregarsi a formare nuovi pianeti.

A presto!

Sara

M57 (Image credits: NASA)

SOLUZIONE ASTROQUIZ 9: gli ammassi globulari extragalattici

Mega ciao!

SOLUZIONE ASTROQUIZ 9

Vi avevo chiesto se dalla Terra riusciamo ad osservare ammassi globulari di altre galassie. La risposta corretta è: si!

Nell’immagine qui sotto potete vedere la galassia M87, situata nella costellazione della Vergine a circa 52 milioni di anni luce di distanza. Vedete tutti quei puntini luminosi immersi nel suo alone? Non sono stelle, ma sono i suoi ammassi globulari. Grazie ai grandi telescopi possiamo studiare senza problemi i sistemi di ammassi globulari di galassie molto lontane. A cosa serve?

Gli ammassi globulari sono tra gli oggetti più antichi di una galassia e ci possono fornire informazioni importanti sulla sua struttura ed evoluzione. In particolare, lo studio degli ammassi globulari della Via Lattea ha permesso ad Harlow Shapley di determinare la posizione del Sole rispetto al centro Galattico e di stimare le dimensioni della Galassia. Inoltre si nota che gli ammassi globulari sono distribuiti secondo una funzione di luminosità gaussiana, il cui picco scala con la distanza. Quindi studiando gli ammassi della Via Lattea e scalando le loro proprietà è possibile capire i sistemi extragalattici. Si nota inoltre che molti sistemi mostrano una distribuzione di colore bimodale, cioè con due picchi.

Cosa significa? Il colore è legato alla metallicità, quindi i due picchi ci dicono che abbiamo due popolazioni di ammassi globulari con diverse metallicità. La popolazione più metallica avrà il picco più rosso, quella meno metallica avrà il picco più blu. Questo ci dà informazioni relative alla storia della formazione stellare nella galassia considerata. Avere due picchi nella distribuzione di colore infatti significa che la formazione stellare è avvenuta in due epoche diverse.

A presto!

Sara

M87 (Image credits: NASA)
La funzione di luminosità degli ammassi globulari della Via Lattea (Image credits: O. Gnedin)
Distribuzione bimodale di colore del sistema di ammassi globulari di M87 (Image credits: Goodfrooij et al.)